Ponti, Società Ceramica Richard-Ginori, Bolo Labirintesca
Come ipotizzato da Livia Frescobaldi Malenchini, Maria Teresa Giovannini e Oliva Rucellai, il particolare motivo disegnato da Ponti sarebbe da collegare con la nascita del gruppo Il Labirinto, fondato per volontà di Tomaso Buzzi, Emilio Lancia, Pietro Chiesa, Paolo Venini, Michele Marelli e dello stesso Ponti, con lo scopo di disegnare e produrre mobili di lusso, vasi, lampadari, tessuti e complementi d’arredo, venduti nel negozio della Venini & C. aperto in via Montenapoleone e destinati a un pubblico raffinato, in grado di comprendere e apprezzare la direzione moderna e allo stesso tempo neoclassica scelta dai maggiori interpreti del Déco milanese. L’ipotesi troverebbe conferma non solo dalla contingenza delle date e del motivo, ma anche dalla presenza della porcellana all’interno della sala allestita dal gruppo in occasione della Terza Esposizione Internazionale delle Arti Decorative di Monza del 1927 (Guido Marangoni, Terza Mostra Internazionale delle Arti Decorative. Consorzio Milano-Monza Umanitaria, maggio-ottobre 1927, II ed., Ceschina, Milano, 1927, tav. 59).
La forma classica del bolo viene impreziosita da un complesso intreccio a labirinto, definito dallo stesso autore “classico-orientale” e ottenuto dalla ripetizione ritmica e simmetrica del medesimo motivo a greca, sviluppato sia esternamente che internamente e realizzato nelle varianti rosso e oro o verde e oro. La versatilità della decorazione ne permette l’applicazione anche su scatole e piccoli oggetti per fumatori, come portasigarette, portafiammiferi e posaceneri.
Stefania Cretella