 {"id":3466,"date":"2018-04-16T17:10:45","date_gmt":"2018-04-16T15:10:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrobossaglia.it\/?post_type=sala&#038;p=3466"},"modified":"2020-07-25T14:49:35","modified_gmt":"2020-07-25T12:49:35","slug":"sala-dellaccademia-degli-erranti-ora-ridotto-del-teatro-grande-di-brescia","status":"publish","type":"sala","link":"https:\/\/centrobossaglia.it\/en\/sala\/sala-dellaccademia-degli-erranti-ora-ridotto-del-teatro-grande-di-brescia\/","title":{"rendered":"Sala dell&#8217;Accademia degli Erranti, ora Ridotto del Teatro Grande di Brescia"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019attuale Ridotto del Teatro Grande \u00e8 stato costruito e affrescato per volont\u00e0 dei membri della storica Accademia degli Erranti di Brescia, i quali desideravano dotare la propria sede di un locale di rappresentanza, destinato prevalentemente alle riunioni accademiche e agli incontri ufficiali. I lavori di edificazione della sala sono stati realizzati tra il 1760 e il 1765 sotto la direzione dell\u2019architetto Antonio Marchetti, il quale, ispirandosi a precedenti disegni probabilmente di mano del padre Giovan Battista, \u00e8 riuscito a progettare un ambiente funzionale alle esigenze della committenza, inserendosi con armonia e intelligenza all\u2019interno dell\u2019edificio preesistente. La realizzazione degli apparati decorativi si \u00e8 invece svolta tra il 1768 e il 1770 grazie al lascito del conte Silvio Gerolamo Martinengo, che nelle postille aggiunte al suo testamento aveva anche indicato i nomi degli artisti da coinvolgere nell\u2019impresa, scegliendo il figurista Francesco Zugno, allievo di Tiepolo, e il quadraturista Francesco Battaglioli, modenese di origine, ma veneziano di adozione.<br \/>\nLa sala \u00e8 impostata su una pianta rettangolare il cui ingresso principale si trova sul lato corto rivolto a sud e si sviluppa nell\u2019alzato in quattro livelli, dei quali il primo era in parte pensato come un porticato aperto sul salone centrale. Del porticato originario si conservano ancora solo alcuni passaggi, mentre altri sono stati tamponati nel corso di alcuni interventi di restauro e trasformazione della sala susseguitesi nel corso dell\u2019Ottocento. Il secondo ed il terzo ordine presentano invece logge continue che corrono per tutte le pareti minori e fino a met\u00e0 lunghezza dei lati a mattina e a sera; non potendo proseguire nella costruzione delle gallerie anche nella seconda met\u00e0 delle pareti maggiori, a causa delle dimensioni irregolari dello spazio a disposizione per la costruzione, l\u2019architetto ha inserito delle logge cieche, con lo scopo di mantenere una certa continuit\u00e0 e uniformit\u00e0 architettonica, evidenziata anche dall\u2019utilizzo dei medesimi parapetti in legno scolpito e dipinto con motivi vegetali in stile <em>roccaille<\/em>, opera di Giuseppe Bonalda e Domenico Cantoni, in tutti gli affacci dei due livelli. Per modulare l\u2019eccessivo slancio in altezza della sala lunga e stretta, tra il terzo e quarto livello Marchetti ha inserito una volta piana con al centro una grande apertura mistilinea delimitata da una balaustra in legno lavorata da Giordano Zugno.<br \/>\nNel soffitto intermedio si distribuisce una complessa quadratura, opera di Battaglioli, articolata in una volta ribassata con superficie a cassettoni movimentata da lunette aperte illusionisticamente verso l\u2019esterno (quelle collocate al centro di ciascun lato vedono l\u2019inserimento di un vaso ricolmo di fiori), quattro oculi e quattro medaglioni contenenti figure a monocromo opera di Zugno. I medaglioni del lato meridionale mostrano un cavaliere in armatura che si intrattiene con quattro soldati ed una scena composta da un oratore ammantellato indicante un uomo seduto che regge un vessillo ed un bambino seduto affianco; sul lato opposto invece un medaglione raffigura un sacrificio agli dei con un sacerdote, due figure maschili, un\u2019ancella inginocchiata e un fedele genuflesso in primo piano. Il tema dei medaglioni rimane sostanzialmente oscuro, ma sembra legittimo immaginare che si tratti di un riferimento alla pacificazione che segue un periodo turbolento o di guerra, pace che permette alle attivit\u00e0 intellettuali e scientifiche, ovvero quelle promosse dall\u2019accademia degli Erranti, di prosperare.<br \/>\nIl quarto medaglione \u00e8 invece pressoch\u00e9 completamente nascosto da un gruppo di figure rappresentanti due donne, ovvero l\u2019Accademia, riconoscibile dalla veste bianca, il manto celeste, le melograne e la lima (simboli rispettivamente di collaborazione e di lavoro costante, che permette di affinare i pensieri e raggiungere la perfezione), e la Nobilt\u00e0, vestita con un mantello rosso ed un abito damascato, i cui attributi sono la corona e la statuetta dorata. Le altre figure di questo gruppo fungono da sostegno iconografico ai due personaggi principali: i due putti in primo piano reggono infatti una corona d\u2019oro e un serto di rami di rose, simboli di nobilt\u00e0, ed il babbuino che regge un frutto, comunemente associato al tema della curiosit\u00e0. Questo gruppo di figure \u00e8 dipinto su una sagoma lignea che permette di proiettarne il profilo al di fuori del limite della membratura creata dal soffitto intermedio. Questo espediente scenico riesce a creare una maggiore unit\u00e0 architettonica nell\u2019ambiente e allo stesso tempo produrre una continuit\u00e0 tematica con l\u2019apparato allegorico sviluppato nel soffitto principale, sostenendo che il fiorire delle arti poteva trovare fondamento in un\u2019 Accademia forte e sostenuta dalla nobilt\u00e0.<br \/>\nAl di sopra dell\u2019apertura intermedia si trova l\u2019ultimo piano, illuminato da finestre collocate sui lati sud, est e nord; uniche altre fonti di luce della sala sono le vetrate nelle gallerie orientali del primo e secondo piano.<br \/>\nLa vasta superficie piana del soffitto \u00e8 dipinta ad affresco e simula la presenza di una cornice dorata inserita all\u2019interno di un soffitto dipinto a lacunari con rosoni dorati a cui poi si sovrappongono otto medaglioni monocromi, imitanti cammei antichi, racchiusi entro cornici di gusto <em>roccaille<\/em>. Entro la cornice si apre su di un cielo luminoso, attraversato da nubi popolate da figure allegoriche legate al tema dell\u2019Apoteosi delle Arti e delle Scienze, distribuite secondo un andamento sinuoso e ascensionale, che accompagna l\u2019occhio dello spettatore verso il punto centrale dell\u2019intera composizione. Nella zona meridionale della volta si trova un piccolo gruppo formato da una donna seduta di schiena e da un uomo elegantemente vestito con in mano una penna d\u2019oca e tra le gambe un libro aperto, altri libri e due cigni. Sebbene il significato simbolico di questo gruppo abbia sempre suscitato nella critica numerosi dubbi interpretativi, \u00e8 possibile ipotizzare che si tratti dell\u2019allegoria dello Studio e della Meditazione, secondo una semplificazione del modello proposto nell\u2019Iconologia di Cesare Ripa. Il fronte opposto \u00e8 invece occupato dall\u2019allegoria della Medicina, identificabile grazie al bastone di Esculapio e al gallo che le sta accanto. La donna \u00e8 ritratta seduta sul bordo del cornicione, con la testa sollevata per osservare l\u2019Astronomia, riconoscibile grazie alla sfera celeste, il cannocchiale e l\u2019astrolabio, la quale volge a sua volta lo sguardo verso le allegorie della Storia e della Poesia, la prima intenta a scrivere e la seconda con la lira e la tromba in mano. Al di sopra di questo gruppo, nel centro reale del soffitto, Minerva \u00e8 ritratta con i suoi attributi distintivi (l\u2019elmo, la corazza dorata, la lancia e la civetta), mentre stringe in mano il caduceo di Mercurio, che si trova in volo appena sotto di lei, con il petaso in testa e i talari alati. Il momento rappresentato \u00e8 dunque quello in cui la dea della guerra giusta e della sapienza invita il messaggero degli dei a diffondere la notizia del trionfo delle Arti e della Scienza. Il significato della scena \u00e8 confermato anche dalla presenza di Pegaso che rimanda all\u2019allegoria della \u201cFama chiara\u201d descritta da Ripa, rimarcata ulteriormente dall\u2019allegoria stessa della Fama, creatura alata intenta a soffiare nella sua tromba, collocata tra le due divinit\u00e0 e l\u2019allegoria della Musica, seduta sul bordo del cornicione e accompagnata dalla sfera celeste e da alcuni strumenti a corda. Accanto a Mercurio sono visibili le allegorie della Pittura e della Scultura, la prima con in mano tavolozza e pennelli e la seconda nell\u2019atto di maneggiare un busto. Il gruppo centrale \u00e8 completato da una figura femminile con una cornucopia ed una falce che parrebbe rappresentare l\u2019Abbondanza, intesa per\u00f2 come un riferimento alla ricchezza intellettuale. Il centro della piramide visiva \u00e8 occupato da Apollo, con la cetra e l\u2019arco, accompagnato dalle Muse ed un gruppo di donne nell\u2019atto di suonare diversi strumenti musicali. La sezione di soffitto che sovrasta Apollo \u00e8 meno popolata, occupata solo da una coppia di figure con ali di farfalla e due putti con una ghirlanda di rose ed un ramo di mirto.<br \/>\nNei soffitti delle gallerie superiori e del portico del pian terreno, Zugno ha eseguito diversi riquadri contenenti putti policromi alternati a soggetti mitologici realizzati con la stessa tecnica a monocromo gi\u00e0 adottata nei medaglioni della volta intermedia. Nei soffitti di quello che oggi \u00e8 l\u2019atrio che consente l\u2019accesso da un lato al Ridotto e dall\u2019altro alla Rotondina davanti la platea del teatro, si conservano ancora due riquadri con un putto in volo che regge un vassoio di fiori ed un\u2019Arianna dipinta in <em>grisaille<\/em>, mentre nei riquadri del portico che si trova in fondo alla sala vengono rappresentati, partendo da ovest: la testa di un putto e la sommit\u00e0 di una cornucopia, tagliati a causa degli adattamenti architettonici dovuti all\u2019edificazione dell\u2019attigua saletta Butterfly; Nettuno con tridente e corona; un putto reggente una corona di fiori; Anfrite su di un carro a forma di conchiglia accompagnata da un delfino; \u00a0putto che, volando fuori dall\u2019oculo dipinto, mostra solo la parte inferiore del corpo. Nella galleria del primo piano dove, partendo sempre da Ovest, si vedono: un putto con fiori, arco e faretra ridipinto nell\u2019Ottocento insieme al putto su di un cuscino che decora il soffitto della sottostante scalinata che collega la sala del Ridotto al primo giro di palchi del teatro; Giunone su di una nuvola accompagnata dal pavone; Pan seduto di schiena intento a suonare il flauto; un putto con anfora, nel raccordo tra il lato occidentale e settentrionale; Diana con un cane; un putto che tiene un nastro legato alla zampa di una colomba; Endimione sorvegliato durante il suo sonno dal fedele cane. All\u2019incrocio tra il lato nord ed il lato est si trova una quadratura architettonica illusionisticamente aperta verso il cielo senza nessuna decorazione, scelta dovuta al fatto che le gallerie del lato orientale, essendo pi\u00f9 strette delle altre, rendono cieco all\u2019osservatore al pian terreno questo angolo; si trovano poi nelle ultime due campate, dalla forma dunque stretta e allungata, due amorini, il primo intento a guardare attraverso un cannocchiale e l\u2019altro sdraiato su una nuvola tra uccelli in volo. La galleria del primo piano sopra l\u2019entrata presenta invece nei suoi soffitti tre animali dipinti a <em>grisaille<\/em>, dei quali quello al centro, ovvero un pavone con un mazzo di fiori sopra una nuvola, \u00e8 una ridipintura successiva, mentre l\u2019airone da un lato ed il delfino assieme ad un uccello dall\u2019altro sono opere settecentesche di Zugno. Gli affreschi delle gallerie del secondo piano sono purtroppo sostanzialmente perduti, ne rimangono solo alcuni frammenti della decorazione architettonica ed un riquadro con una coppia di colombe in volo.<br \/>\nRecuperati completamente dal restauro svolto nel 2014 sono invece quattro statue entro finte nicchie dipinte a monocromo nelle pareti del secondo piano, che si trovavano nascoste al di sotto di quattro danzatrici dipinte nel 1894 da Bartolo Schermini. Qui Zugno vi rappresenta: nella parete orientale la Fama, con tromba e corona d\u2019alloro, e l\u2019Intelletto, armato di corazza, elmo in testa ed asta in mano; sulla parete occidentale invece si trovano l\u2019Abbondanza, facilmente riconoscibile dalla cornucopia, ed una figura maschile che per mancanza di attributi specifici rimane di difficile interpretazione.<br \/>\nNelle finte logge del primo e del secondo piano si svolgono una serie di scene con personaggi in abiti contemporanei colti nei pi\u00f9 disparati atteggiamenti e gesti, inseriti entro uno spazio che continua illusionisticamente quello delle gallerie, ulteriormente rafforzato dalla realizzazione della met\u00e0 inferiore delle figure al di l\u00e0 dei parapetti lignei che, sebbene si intravveda appena, rende ancora pi\u00f9 complesso il gioco tra finzione e realt\u00e0.<br \/>\nSe l\u2019architettura e la decorazione delle logge superiori e della volta mantengono pressoch\u00e9 inalterato il progetto Settecentesco, l\u2019aspetto con cui oggi si presenta il pian terreno \u00e8 sostanzialmente quello predisposto dall\u2019architetto Antonio Tagliaferri in occasione del restauro del 1894, che, oltre alle gi\u00e0 citate figure di danzatrici, ha determinato l\u2019inserimento di quattro putti con specchiera distribuiti sui lati maggiori, l\u2019aggiunta dei rigonfiamenti sulle basi delle lesene che vanno dal piano terra fino al cornicione posto tra primo e secondo piano, la realizzazione degli stucchi che decorano la porta di passaggio tra il Ridotto ed il primo giro di palchi e delle due cartelle con decorazione a stucco e oculo con grata contenenti due figure a monocromo sul lato meridionale della sala. Anche le specchiere con cornici dorate che rivestono le pareti sono state un\u2019invenzione di Tagliaferri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Edoardo Lo Cicero<\/em><\/p>\n","protected":false},"parent":0,"template":"","livello-grande-decorazione":[9],"class_list":["post-3466","sala","type-sala","status-publish","hentry","livello-grande-decorazione-sale"],"featured_image_urls_v2":{"full":"","thumbnail":"","medium":"","medium_large":"","large":"","folio":"","1536x1536":"","2048x2048":"","blog-masonry-three":"","blog":"","blog-strip":"","portfolio-post":"","portfolio-post-large":"","portfolio-post-large-2":"","portfolio-4-columns":"","sow-carousel-default":""},"post_excerpt_stackable_v2":"<p>L\u2019attuale Ridotto del Teatro Grande \u00e8 stato costruito e affrescato per volont\u00e0 dei membri della storica Accademia degli Erranti di Brescia, i quali desideravano dotare la propria sede di un locale di rappresentanza, destinato prevalentemente alle riunioni accademiche e agli incontri ufficiali. 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