Il palazzo, costruito su disegno dell’architetto Marchetti, è stato voluto dal cardinale Angelo Maria Querini, vescovo di Brescia, per ospitare le collezioni bibliografiche donate dal cardinale al Comune e aperte ufficialmente al pubblico nel 1750. L’edificio presenta una pianta a U, con brevi ali laterali che chiudono il giardino vescovile e manica lunga rivolta verso via Mazzini. La facciata su strada è semplice e lineare, priva del tradizionale portale monumentale centrale, sostituito da due piccole porte all’estremità, sormontate da un balconcino. La sezione centrale, occupata al primo piano dal salone della biblioteca, sporge leggermente ed è sormontato da un attico delimitato da balaustra e statue realizzate da Alessandro Calegari, Giovanni Battista Robustelli e Antonio Ferretti (Apollo, allegorie delle arti e delle scienze, quattro putti). All’interno, il collegamento tra il piano terreno e il piano superiore è costituito dallo scalone che conduce all’atrio decorato con stucchi, affreschi e statue. Dalla porta presente nella parete meridionale si accede a una enfilade di cinque stanze adibite a sala di lettura: quattro ambienti a pianta quadrata e salone centrale a doppia altezza.
Bibliografia
Maria Adelaide Baroncelli, Enrico Albrici, estratto da “I pittori Bergamaschi. Raccolta di studi a cura della Banca Popolare di Bergamo”, Banca Popolare di Bergamo, 1975, pp. 198-199, 218
Bruno Passamani, La sequenza calcografica dei “Commentarii Historici” e la costruzione dell’immagine queriniana, in Iconografia e immagini queriniane, catalogo della mostra, Grafo edizioni, Brescia 1980, pp. 9-42
Barbara Monguzzi, Inediti affreschi di Pietro Gatti nella Biblioteca Queriniana di Brescia, in “Civiltà bresciana”, a. V, n. 3/96, settembre 1996, pp. 69-75
Vasco Frati, Ida Gianfranceschi, La biblioteca Queriniana. Architettura e architetti, in Aldo Pirola (a cura di), Biblioteca Queriniana Brescia, Nardini Editore, Fiesole 2000, pp. 45-55
Valerio Terraroli, La decorazione pittorica e plastica della Biblioteca Queriniana, in Aldo Pirola (a cura di), Biblioteca Queriniana Brescia, Nardini Editore, Fiesole 2000, pp. 57-65
Dalla libreria del vescovo alla biblioteca della città. 250 anni di tradizione della cultura a Brescia, atti del convegno a cura di Ennio Ferraglio e Daniele Montanari (Brescia, 1 dicembre 2000), Grafo, Brescia 2001
Lorenzo Apolli, «Un palagio magnifico alle Muse bresciane eretto». Storia progettuale e costruttiva della Biblioteca Queriniana (1743-1863), La Compagnia della Stampa, Roccafranca (BS) 2009.
Stefania Cretella, Biblioteca Queriniana, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, pp. 45-47.
Sale
Atrio dello Scalone
Le pareti sono rivestite da decorazioni in stucco bianco con cartouche, mascheroni, teste, elementi vegetali, conchiglie e stemma di Querini, realizzate dalla bottega di Antonio Ferretti (Terraroli 2000, p. 64). All’interno della decorazione plastica si inseriscono venti medaglioni a monocromo (il ventunesimo è stato distrutto duranti i lavori di apertura di una porta), disposti su due registri, raffiguranti cartine geografiche ed episodi della vita di Querini (dalla parete settentrionale, procedendo in senso orario e dall’alto in basso: Angelo Maria Querini infante offerto a Venezia dalla Nobiltà assistita da Religione, Libertà e Dottrina; studio per sette anni presso il collegio bresciano di Sant’Antonio Viennese; vestizione con l’abito benedettino nel monastero fiorentino della Badia; discussione in teologia nel monastero di San Pietro a Perugia; viaggio compiuto in Olanda attraversando la Germania; viaggio in Gran Bretagna; soggiorno nei Paesi Bassi; viaggio in Belgio e Francia; Ritorno in Italia e trasferimento a Roma, dove si impegna a redigere una storia monastica d’Italia; nomina da parte di Clemente XI nella commissione per la riforma dei testi dell’officiatura greca; designazione ad arcivescovo di Corfù da parte di Innocenzo XIII; arrivo a Corfù, nomina da parte di Benedetto XIII a vescovo di Brescia; elevazione alla porpora cardinalizia; fabbriche promosse a Brescia – seminario vescovile, completamento del Duomo Nuovo, monastero delle Salesiane a Darfo e la Biblioteca – la chiesa di Sant’Edvige a Berlino e erezione del monumento funebre a Benedetto XIII, le quattro chiese romane per le quali commissionò interventi di restauro o ricostruzione – San Marco, San Gregorio al Celio, Sant’Alessio e Santa Prassede; fondazione di un seminario nell’abbazia della Vangadizza; viaggio in Svizzera, Svevia e Baviera; Donazione da parte di Benedetto XII dei propri scritti al cardinal Querini; catafalco eretto per la morte del cardinale in Duomo nuovo). Nei cartigli in stucco si trovano iscrizioni in latino che chiariscono i soggetti raffigurati nei singoli medaglioni. Tutti i medaglioni furono commissionati dai pubblici deputati della città e furono eseguiti entro il 1753, fatta eccezione per gli ultimi quattro della parete meridionale, realizzati dopo la morte del cardinale (1755) e caratterizzati da stucchi di diversa tipologia. Secondo il Carboni, le opere sono state eseguite da Bortolo Scotti, mentre per il Tassi l’autore è da identificarsi con Enrico Albrici; secondo altre interpretazioni, si potrebbe trattare di un’opera di collaborazione tra i due artisti (Baroncelli 1975, p. 198). L’angolo sinistro della parete orientale è stato affrescato da Albrici con una finta nicchia contenente una figura femminile all’antica rappresentante l’Allegoria della Sapienza del Querini (anche detta Letteratura di Querini), circondata da libri scritti dal cardinale entro il 1753. Al centro della parete settentrionale si trova invece una lapide commissionata dagli amministratori della città, sopra la quale è posto un busto del cardinale, ritenuto dalla storiografia opera di Antonio Calegari, sormontato da un cappello cardinalizio in stucco.
Il soffitto è affrescato da Tegazzi con una complessa quadratura architettonica, con cornici aggettanti, mensoloni, volute, mascheroni a monocromo e tralci di fiori. Nelle strombature angolari sono dipinte finte finestre che riprendono forma e dimensioni delle finestre reali, rivolte verso il giardino interno. La superficie posta sopra le finestre, sia finte che reali, è occupata da angeli in monocromo azzurro su un fondo dorato con rami fogliati, rose, motivi a scacchi e a grata. I quattro putti sostengono cornucopie, fronde di quercia e corone di alloro. Tra le strombature angolari, sono poste finte balconate aperte verso il cielo, caratterizzate da balaustre a pilastrino e dalla presenza di morbidi tendaggi; dalle balconate poste sui due lati maggiori si affacciato diverse figure: sul lato settentrionale una figura in armatura con lancia ed elmo, forse Minerva, sta parlando con due donne, mentre sul lato opposto si trovano una donna e un uomo con turbante e abiti orientali. I due gruppi e i putti in volo sono opera di Pietro Gatti, autore anche del medaglione centrale raffigurante l’Allegoria della Sapienza, impersonata da una figura femminile con in mano un libro aperto, seduta su una nuvola tra putti alati con libro e cartiglio. Davanti al gruppo allegorico è ritratto un sovrano con l’armatura, da alcune fonti identificato come Salomone, che si allontana dal proprio trono, circondato da armigeri, dimostrando di non essere interessato alle ricchezze che lo circondano (diversi oggetti preziosi ai piedi della scalinata, la coppa d’oro contenente gioielli tenuta in mano da una donna e la corona retta da un paggio).
Bibliografia
Stefania Cretella, Biblioteca Queriniana, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 45.
Sala 1
La volta della prima sala (Sala 1) è decorata con una quadratura architettonica composta da un doppio cornicione con mensoloni, volute in stucco, conchiglie, decori dorati e festoni di foglie, uva e mele cotogne. Il cornicione dal perimetro mistilineo si apre su una finta cupola suddivisa in riquadri decorati alternativamente con cartouche e motivi rocaille a monocromo; l’oculo centrale inquadra due putti in volo reggenti lo stemma di Angelo Maria Querini, cappello cardinalizio e pastorale vescovile.
Bibliografia
Stefania Cretella, Biblioteca Queriniana, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 46.
Sala 2
Il soffitto della sala attigua (sala 2) è nuovamente affrescata con una quadratura architettonica a doppio volume: la cornice esterna, riccamente decorata con stucchi (cartouche, volute, frutti) e composizioni di rose nelle nicchie angolari che fuoriescono da coppe, si apre su una cupola con quattro finestroni. I colori dominanti sono giocati sulle tonalità tenui dei rosa, dei verdi e degli azzurri.
Bibliografia
Stefania Cretella, Biblioteca Queriniana, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 46.
Sala 4
In origine, la sala 4 era stata adibita a museo, ma dal marzo 1747 venne annessa all’appartamento del giardino e solo in seguito divenne una sala di lettura della biblioteca. L’uso abitativo è confermato anche dall’apparato pittorico, che interessa non solo la volta e il fregio, ma anche la parte delle pareti in seguito coperta dalle scaffalature. Nelle pareti, infatti, sono riprodotte delle finte zoccolature marmoree che riprendono le tonalità delle campiture rettangolari presenti nelle spalle delle finestre. Le parti di parete sopra le porte e le finestre sono dipinte a monocromo con timpani spezzati dalle linee rococò. Il fregio che corre nella parte superiore simula decorazioni rocaille in stucco e marmo, con lo stemma cardinalizio del committente affrescato al centro di ogni lato. Il soffitto ligneo, con travi a vista, è dipinto con una quadratura architettonica in finto stucco, con motivi a foglia d’acanto, volute, ornamenti e campiture in oro-ocra, festoni di foglie e composizioni floreali. La decorazione pittorica è stata realizzata da Antonio Tegazzi nel gennaio del 1748.
Bibliografia
Stefania Cretella, Biblioteca Queriniana, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 46.
Sala 5
L’ultima sala dell’enfilade (Sala 5) ha avuto una storia analoga a quella della sala precedente: è stata inizialmente utilizzata come sala museale, nel 1747 venne annessa all’appartamento del giardino, per divenire sala di lettura della biblioteca. La parte inferiore delle pareti, parzialmente coperte dalle librerie, è dipinta con finte zoccolature a monocromo, dalle linee mosse e ondulate, di chiara ispirazione rococò. Il fregio superiore è composto da volute in finto stucco che lasciano intravedere tende e nappe rosse, cime di alberi mosse dal vento, uccelli in volo e un cielo con nuvole bianche; al centro di ogni lato, stemmi privi di simboli araldici. Lo stemma della famiglia Querini si trova invece nei timpani in finto stucco dipinti sopra le finestre. La copertura, in legno e travi a vista, è dipinta con una quadratura architettonica in finto stucco, con motivi a foglia d’acanto, volute, campiture in oro-ocra, festoni di foglie e fiori.
La decorazione pittorica è stata realizzata da Antonio Tegazzi nel gennaio del 1748 (Apolli 2009, pp. 84, 86)
Bibliografia
Stefania Cretella, Biblioteca Queriniana, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 46.