Dopo essere stato proprietà del patrizio Dionisio Contarini (Gullino 1984, p. 79) e successivamente sede della Congregazione dei poveri infermi e vergognosi, il palazzo venne acquistato nel 1647 dal procuratore di San Marco Francesco Pisani. Giudicato “non più usabile decentemente” l’edificio, Pietro Vettor Pisani (procuratore anch’egli) decise poi, al tramonto del 1782, di affidare i lavori di ristrutturazione del complesso all’architetto veneziano Gian Antonio Selva.
Il Selva si adoperò in un recupero dei canoni classicisti, assoluta novità nel panorama architettonico padovano: il progetto prevedeva due corpi principali, il primo dei quali affacciato sul Bacchiglione: una corte interna lo separava dal secondo corpo, il cui prospetto dava su un giardino all’italiana. I lavori procedettero molto in fretta e vennero conclusi entro il 1783, ma spese di ammodernamento sono documentate fino al 1796 (Ivi, p. 313).
L’abate Giuseppe Gennari, oltre ad aver documentato la chiusura dei lavori nelle sue Notizie giornaliere (Notizie, 1739-1800, ed. 1982-1984, I, 1982, p. 281), testimonia che in facciata dovevano campeggiare “sopra le finestre del I ordine alcune Favole a chiaroscuro, dipinte da Pietro Novello veneziano, e una fascia al di sotto lavorata alla greca e il rimanente a terra tutto a bozze”. I monocromi del Novelli, autore anche della decorazione interna dell’edificio, sono oggi spariti: il restauro di Gabriele Benvenisti, eseguito nel 1880, ha visto la sostituzione delle “Favole” presenti sul prospetto del Bacchiglione con una serie di timpani, intervento accompagnato dall’aggiunta di fasci di pilastri e terrazze che ancor’oggi incorniciano le porte d’entrata (Bassi 1941, p. 276).
Mantiene ancora i caratteri voluti dal Selva la facciata del secondo corpo, ispiratosi al palladiano palazzo Chiericati in Vicenza (Ivi, p. 277), con due ordini di colonne su una balaustra e un pronao poligonale verso il giardino. Se il progetto originale prevedeva a copertura del salone principale un tiburio, questo venne sostituito in fase di realizzazione da un corpo ottagonale (probabilmente su richiesta del padrone di casa, Ibidem).
Napoleone Pietrucci (1858, p. 239) cita il padovano Lorenzo Sacchetti come partecipante alla decorazione del palazzo, ma non è stato possibile individuare nelle pitture superstiti l’intervento del pittore.
Nel XIX secolo, in seguito al matrimonio di Cornelia Pisani con il conte Francesco De Lazara (ultimo podestà di Padova sotto la dominazione austriaca), il palazzo prese il nome di Pisani-De Lazara e rimase in possesso della famiglia sino al 1914, anno in cui divenne sede dell’Istituto scolastico Maria Ausiliatrice.
Emanuele Principi
Bibliografia
N. Pietrucci, Biografia degli artisti padovani, Padova 1858; E. Bassi, Contributi a Giannantonio Selva, in "Le Arti", III, fasc. IV, 1941, pp. 274-278; G. Gennari, Notizie, 1739-1800, ed.1982-1984, I, 1982, p. 281; G. Gullino, I Pisani Dal Banco e Moretta: storia di due famiglie veneziane in età moderna e delle loro vicende patrimoniali tra 1705 e 1836, Roma 1984; C. Lo Giudice, Palazzo Pisani-De Lazara, in "Affreschi nei palazzi di Padova. Il Sei e Settecento", a cura di V. Mancini, A. Tomezzoli, D. Ton, Verona 2018, pp. 339-351.
Sale
Bagno
Il piccolo bagno situato al pianterreno si presenta in forma ellittica, con porte laccate e una vasca incassata nel pavimento. È Pietro Novelli a decorare le pareti con due scene tratte dalla mitologia greco-romana, Diana che scopre Callisto gravida e Diana che trasforma Atteone in cervo. Gli episodi riferiti alla vergine dea della caccia vengono accolti in un paesaggio rupestre, brulicante di vegetazione incolta e aggraziate ninfe, nude, colte con Diana nel bagno.
I quattro medaglioni posti al di sopra delle scene, racchiusi entro sottili cornici a stucco, ricalcano ancora una volta la funzione dell’ambiente presentando Venere al bagno e tre giovani ancelle, accompagnate da graziosi amorini, che avanzano verso la dea portando una stola bianca, un vassoio con vasetti di balsamo e un vaso.
Emanuele Principi
Bibliografia
R. Pallucchini, La pittura nel Veneto. Il Settecento, a cura di M. Lucco, A. Mariuz, G. Pavanello, F. Zava, II, Milano 1995; C. Lo Giudice, Palazzo Pisani-De Lazara, in "Affreschi nei palazzi di Padova. Il Sei e Settecento", a cura di V. Mancini, A. Tomezzoli, D. Ton, Verona 2018, pp. 339-351.
Antisala
La decorazione interna dell’antisala al piano nobile venne affidata al veneziano Pietro Antonio Novelli), fresco di un soggiorno a Roma (1779-1781) nel quale aveva perfezionato un nuovo stile neoclassico che nelle sale del palazzo si sposava perfettamente con il progetto di Selva (cfr. Lo Giudice 2018, p. 341).
Come ricorda il pittore stesso l’antisala venne “tutta dipinta a tempera” (Novelli 1834, p. 34): della decorazione a capricci, pastorali e grottesche che doveva animare la sala alle sue origini si conservano oggi solo quattro sovrapporte in monocromo grigio-verde (ridipinte in alcune parti) raffiguranti Amorini musicanti e Amorini che intrecciano festoni che nel loro stile brioso richiamano testatine e finalini del libro illustrato veneziano settecentesco, campo caro a Novelli.
Lungo la totalità delle pareti corrono delle cornici in stucco bianco, raffinate, con un rosa tenue che fa da sfondo a fiori e racemi vegetali a delimitazione degli spazi dove originariamente si trovavano le pitture.
Emanuele Principi
Bibliografia
P. A. Novelli, Memorie della vita di Pietro Antonio Novelli, scritte da lui medesimo, in Per le auspicate nozze del marchese Giovanni Selvatico colla contessa Laura Contarini, a cura di L. Rusconi, Padova 1834; C. Lo Giudice, Palazzo Pisani-De Lazara, in "Affreschi nei palazzi di Padova. Il Sei e Settecento", a cura di V. Mancini, A. Tomezzoli, D. Ton, Verona 2018, pp. 339-351.
Salone
Ampio ambiente di forma ottagonale, il salone presenta una sontuosa decorazione ad affresco in cui Novelli ha raffigurato avvenimenti tratti dalla storia romana.
Sulle pareti, due grandi riquadri illustrano la Continenza di Scipione e Scipione parte esule volontario da Roma. Nel primo, la scena si svolge su uno sfondo coperto da ampie tende da campo romane, svettanti su una piccola porzione di cielo plumbeo. Una serie di dignitari affolla la scena, e i simboli, raffigurati da Novelli anche sul soffitto, tornano a rimarcare il loro significato celebrativo della romanità. Nella seconda scena, l’enfasi teatrale delle pose dei protagonisti si fa spazio in uno sfondo di architetture neoclassiche -un arco di trionfo e una scalinata monumentale- conviventi con una modesta porzione di roccia e fronde di alberi.
Al di sopra dei due riquadri si trovano una coppia di comparti in monocromo grigio su fondo verde, con Curzio Rufo che si getta nella voragine e Muzio Scevola che pone la mano sul fuoco.
Nel registro superiore, entro cornici rettangolari, quattro ovali fanno da cornice alla Morte di Catone, al Suicidio di Lucrezia, a Orazio Coclide sul ponte Sublicio e a Clelia con le sue compagne che passa a nuoto il Tevere. Attorno alle finestre, corrono grottesche animate da ninfe, puttini, sirene, geni, animali, uccelli, canestri, cornucopie, fenici, erme, strumenti musicali, che (come osserva Lo Giudice 2018, p. 349) rappresentano una grande novità nel repertorio decorativo del pittore veneziano.
Sul soffitto, l’Apoteosi di Romolo mostra il primo re di Roma intento a presentarsi su un carro al cospetto di Giove, Atena, Ercole, Apollo ed una divinità femminile sprovvista di attributi. Sulla scena piovono fiori, gettati sui protagonisti della scena da due figure con ali di libellula e putti. Sulla fascia più bassa della scena quattro personaggi reggono trionfalmente i più noti simboli militari di Roma, tra cui il vessillo con la corona di lauro e la scritta “SPQR”, l’asta con l’aquila, il fascio littorio e un’insegna con tre phalerae. Come rilevava Rodolfo Pallucchini (1995, II, p. 477), il tema neoclassico della volontà di esaltazione della virtus romana si mescola all’impostazione per gruppi su nubi della decorazione monumentale tardo barocca.
Emanuele Principi
Bibliografia
R. Pallucchini, La pittura nel Veneto. Il Settecento, a cura di M. Lucco, A. Mariuz, G. Pavanello, F. Fava, II, Milano 1995; C. Lo Giudice, Palazzo Pisani-De Lazara, in "Affreschi nei palazzi di Padova. Il Sei e Settecento", a cura di V. Mancini, A. Tomezzoli, D. Ton, Verona 2018, pp. 339-351.