Il palazzo fu edificato nel torno d’anni compreso tra il 1742 e il 1744 su commissione dei fratelli Gaifami, per celebrare la propria ammissione al Consiglio generale cittadino (Quecchia, 2015, p. 78). La facciata si presenta scandita in tre parti da lesene di ordine gigante con capitelli mistilinei ornati a ovoli e triglifi che sorreggono il cornicione superiore e che si ripetono alle estremità della struttura, come chiusura della decorazione architettonica. Il portale d’accesso è incorniciato da colonne ioniche che sostengono l’architrave lineare e la balconata con balaustra in pietra che si apre dinnanzi la porta finestra principale. Le finestre sono decorate da mensole aggettanti nell’ordine inferiore e, al piano superiore, da timpani leggermente sporgenti che alternano la canonica forma triangolare a quella ad arco ribassato. Sopra il massiccio cornicione continuo, al centro della struttura, si staglia una sopraelevazione finestrata con coronamento a timpano, in corrispondenza del salone centrale a doppia altezza. Il portone monumentale permette di entrare nell’atrio a tre campate che immette, a sua volta, nel cortile interno, sul quale si affacciano quattro porte di accesso al piano terreno dell’edificio. Il monumentale scalone, caratterizzato da un maestoso soffitto raffigurante Le Arti Liberali guidate dalla Fama verso la Magnificenza, immette al piano nobile in cui un ampio salone d’onore passante, a cui lati si dispongono cinque sale decorate: da una parte la sala del Sapere, la sala di Bacco e la sala di Zefiro, dall’altra, la sala della Giustizia e della Pace e l’Alcova. Le decorazioni pittoriche sono attribuite a Carlo Innocenzo Carloni per quanto riguarda le parti figurative e a Carlo Molinari e Giovanni Zanardi per le quadrature architettoniche. Gli apparati pittorici attribuiti a Carlo Innocenzo Carloni e Carlo Molinari e possono essere datati, su base stilistica, entro il 1750 (Quecchia 2015, p. 78).
Giulia Adami
Bibliografia
Giambattista Carboni, Notizie istoriche delli pittori, scultori ed architetti bresciani, a cura di Carlo Boselli, Brescia, 1962, pp. 148-152; Eleonora Monti Giovanni Zanardi, Zanardi Monti autobiografie, a cura di Camillo Boselli, Brescia, 1965, pp. 22-27; Amalia Barigozzi Brini, Klara Garas, Carlo Innocenzo Carloni, prefazione di Edoardo Arslan, Casa Editrice Ceschina, Milano 1967, pp. 100-102, tav. 9-12; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 169-178; Ruggero Boschi, Le architetture in Le alternative del Barocco. Architettura e condizione urbana a Brescia nella prima metà del Settecento, catalogo della mostra, Brescia, 1981, p. 88; Francesco Frangi, La pittura a Bergamo e Brescia nel Settecento, in La pittura il Italia. Il Settecento, Milano, 1990, p. 106; Laura Sacchetti, Celebrando un secolo di solidarietà: per i cento anni della Croce Bianca restaurato l’affresco del Carloni in palazzo Gaifami in AB: atlante bresciano, n. 23, estate 1990, pp. 71-73; Carlo Innocenzo Carloni 1686/87-1775: dipinti e bozzetti, catalogo della mostra (Rancate, Pinacoteca Zust e Campione d’Italia, Galleria civica, 14 settembre- 30 novembre 1997), a cura di Simonetta Coppa, Peter O. Kruckmann, Daniele Pescarmona, Skira, Milano 1997, pp. 102-105; Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d’arte, Lugano 1997, pp. 228, 299-301; Filippo Pedrocco, La pinacoteca di Egidio Martini, Venezia 2001, pp. 68-69, scheda 41; Andrea Quecchia, Carlo Innocenzo Carloni a Brescia: novità per i cicli pittorici Martinengo di Pedernello, Gaifami e Valotti Rampinelli Rota, in “Arte Lombarda”, n. 3, 2015, pp. 70-84.
Giulia Adami, Croce Bianca Brescia, già palazzo Gaifami, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, pp. 53-55.
Sale
Sala 5 Alcova
L’ultima sala, verosimilmente l’alcova, è caratterizzata da un grande affresco di mano di Carlo Innocenzo Carloni che vede protagonista Imeneo, dio del matrimonio, che riceve un cuore e preziosi gioielli dai piccoli putti che lo accompagnano, mentre nella mano sinistra stringe un anello. La decorazione illusionistica prevede una quadratura architettonica a due volumi che sovrappone una volta con oculo centrale quadrilobato a un portico quadrato, decorati rispettivamente con festoni di frutta, scudi con profili rocaille, elementi fitomorfi e dipinti con paesaggi a monocromo.
Giulia Adami
imeneo matrimonio carloni alcova
Bibliografia
Giambattista Carboni, Notizie istoriche delli pittori, scultori ed architetti bresciani, a cura di Carlo Boselli, Brescia, 1962, pp. 148-152; Eleonora Monti Giovanni Zanardi, Zanardi Monti autobiografie, a cura di Camillo Boselli, Brescia, 1965, pp. 22-27; Amalia Barigozzi Brini, Klara Garas, Carlo Innocenzo Carloni, prefazione di Edoardo Arslan, Casa Editrice Ceschina, Milano 1967, pp. 100-102, tav. 9-12; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 169-178; Francesco Frangi, La pittura a Bergamo e Brescia nel Settecento, in La pittura il Italia. Il Settecento, Milano, 1990, p. 106; Carlo Innocenzo Carloni 1686/87-1775: dipinti e bozzetti, catalogo della mostra (Rancate, Pinacoteca Zust e Campione d’Italia, Galleria civica, 14 settembre- 30 novembre 1997), a cura di Simonetta Coppa, Peter O. Kruckmann, Daniele Pescarmona, Skira, Milano 1997, pp. 102-105; Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d’arte, Lugano 1997, pp. 228, 299-301; Andrea Quecchia, Carlo Innocenzo Carloni a Brescia: novità per i cicli pittorici Martinengo di Pedernello, Gaifami e Valotti Rampinelli Rota, in “Arte Lombarda”, n. 3, 2015, pp. 70-84;
Giulia Adami, Croce Bianca Brescia, già palazzo Gaifami, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 55.
Sala 4 Allegorie della Giustizia e della Pace
Dalla rampa destra dello scalone si accede alla quarta sala del piano superiore. La quadratura questa volta è impostata su un alto basamento dal profilo mosso e spezzato con l’alternarsi di angoli vivi, riccioli, volute e protomi leonine in finto bronzo. I quattro ovali rosati posti negli angoli della sala presentano dati stilistici disorganici, frutto di uno stato conservativo non omogeneo della pittura. Questi elementi, sormontati da drappi celesti e dorati a coppie, raffigurano quattro figure allegoriche caratterizzate da attributi non ben riconoscibili: le due figure femminili esibiscono rispettivamente uno specchio e un ramo di ulivo, che le pone in relazione con la tematica della pace; i due uomini invece, iconograficamente più affini al tema militare, sono vestiti con abiti marziali. Una balaustra continua e mistilinea sostiene alcuni vasi adorni di composizioni floreali e poggia su colonnine e pilastri in marmo rosa e capitelli dorati che, a loro volta, sostengono plinti in marmo bianco. Al centro del soffitto, nel cielo coperto da nubi rosate, si scorge il Trionfo della Giustizia e della Pace; sopra il capo delle due figure, un putto ostenta due corone, una d’alloro, l’altra di ulivo.
Giulia Adami
Bibliografia
Giambattista Carboni, Notizie istoriche delli pittori, scultori ed architetti bresciani, a cura di Carlo Boselli, Brescia, 1962, pp. 148-152; Eleonora Monti Giovanni Zanardi, Zanardi Monti autobiografie, a cura di Camillo Boselli, Brescia, 1965, pp. 22-27; Amalia Barigozzi Brini, Klara Garas, Carlo Innocenzo Carloni, prefazione di Edoardo Arslan, Casa Editrice Ceschina, Milano 1967, pp. 100-102, tav. 9-12; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 169-178; Francesco Frangi, La pittura a Bergamo e Brescia nel Settecento, in La pittura il Italia. Il Settecento, Milano, 1990, p. 106; Carlo Innocenzo Carloni 1686/87-1775: dipinti e bozzetti, catalogo della mostra (Rancate, Pinacoteca Zust e Campione d’Italia, Galleria civica, 14 settembre- 30 novembre 1997), a cura di Simonetta Coppa, Peter O. Kruckmann, Daniele Pescarmona, Skira, Milano 1997, pp. 102-105; Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d’arte, Lugano 1997, pp. 228, 299-301; Andrea Quecchia, Carlo Innocenzo Carloni a Brescia: novità per i cicli pittorici Martinengo di Pedernello, Gaifami e Valotti Rampinelli Rota, in “Arte Lombarda”, n. 3, 2015, pp. 70-84;
Giulia Adami, Croce Bianca Brescia, già palazzo Gaifami, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 54.
Sala 3 Zefiro e Flora
La terza stanza è dominata da articolati gruppi di colonne e pilastri marmorei rastremati con capitelli dorati a sostegno dell’architrave polilobato, impianti decorativi frutto della collaborazione tra Carloni e Carlo Molinari, ideatore delle quadrature architettoniche illusionistiche di cui è attestata la morte nel 1747 (Quecchia 2015, p. 78). Agli angoli i pilastri e le colonne sorreggono quattro architravi marmorei curvi e sporgenti, che creano quattro oculi angolari aperti sul cielo, con stemmi e decorazioni vegetali sostenuti da putti. Al centro della ridondante quadratura si trova Zefiro, intento a ornare il capo di Flora con festoni floreali dipanati da piccoli putti volteggianti.
Giulia Adami
Bibliografia
Giambattista Carboni, Notizie istoriche delli pittori, scultori ed architetti bresciani, a cura di Carlo Boselli, Brescia, 1962, pp. 148-152; Eleonora Monti Giovanni Zanardi, Zanardi Monti autobiografie, a cura di Camillo Boselli, Brescia, 1965, pp. 22-27; Amalia Barigozzi Brini, Klara Garas, Carlo Innocenzo Carloni, prefazione di Edoardo Arslan, Casa Editrice Ceschina, Milano 1967, pp. 100-102, tav. 9-12; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 169-178; Francesco Frangi, La pittura a Bergamo e Brescia nel Settecento, in La pittura il Italia. Il Settecento, Milano, 1990, p. 106; Carlo Innocenzo Carloni 1686/87-1775: dipinti e bozzetti, catalogo della mostra (Rancate, Pinacoteca Zust e Campione d’Italia, Galleria civica, 14 settembre- 30 novembre 1997), a cura di Simonetta Coppa, Peter O. Kruckmann, Daniele Pescarmona, Skira, Milano 1997, pp. 102-105; Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d’arte, Lugano 1997, pp. 228, 299-301; Andrea Quecchia, Carlo Innocenzo Carloni a Brescia: novità per i cicli pittorici Martinengo di Pedernello, Gaifami e Valotti Rampinelli Rota, in “Arte Lombarda”, n. 3, 2015, pp. 70-84;
Giulia Adami, Croce Bianca Brescia, già palazzo Gaifami, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 54.
Sala 2 Bacco e Arianna
Attraversando un andito che funge da piccolo corridoio di passaggio, si accede alla seconda sala, affrescata ancora una volta da Carloni in collaborazione con Giovanni Zanardi (Monti, Zanardi 1965, p. 27). L’articolata quadratura architettonica si sviluppa su tre livelli; sulla balaustra marmorea continua decorata con corbeilles floreali giacciono coppie di putti, ritratti con attributi legati al tema amoroso come la torcia e la freccia, gli strumenti musicali e la damigiana di vino. Alle spalle della balaustra si articola un colonnato marmoreo rosato con capitelli ionici che sostiene l’architrave mistilinea che, nei punti di snodo, poggia su colonnine binate, creando una nicchia che ospita uno stemma coronato. Infine, una struttura marmorea formata da arcate continue con trabeazione polilobata incornicia la figura di Bacco, abbigliato con un manto purpureo bordato d’ermellino e la corona di pampini d’uva, mentre con il braccio sinistro stringe le spalle di Arianna; sulla sinistra si staglia un putto con il tirso, un vaso rovesciato e una lucerna e dinnanzi alla nuvola si libra una figura con ali di farfalla che solleva un cesto di vimini ricco di pampini d’uva.
Giulia Adami
bacco arianna
Bibliografia
Giambattista Carboni, Notizie istoriche delli pittori, scultori ed architetti bresciani, a cura di Carlo Boselli, Brescia, 1962, pp. 148-152; Eleonora Monti Giovanni Zanardi, Zanardi Monti autobiografie, a cura di Camillo Boselli, Brescia, 1965, pp. 22-27; Amalia Barigozzi Brini, Klara Garas, Carlo Innocenzo Carloni, prefazione di Edoardo Arslan, Casa Editrice Ceschina, Milano 1967, pp. 100-102, tav. 9-12; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 169-178; Francesco Frangi, La pittura a Bergamo e Brescia nel Settecento, in La pittura il Italia. Il Settecento, Milano, 1990, p. 106; Carlo Innocenzo Carloni 1686/87-1775: dipinti e bozzetti, catalogo della mostra (Rancate, Pinacoteca Zust e Campione d’Italia, Galleria civica, 14 settembre- 30 novembre 1997), a cura di Simonetta Coppa, Peter O. Kruckmann, Daniele Pescarmona, Skira, Milano 1997, pp. 102-105; Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d’arte, Lugano 1997, pp. 228, 299-301; Andrea Quecchia, Carlo Innocenzo Carloni a Brescia: novità per i cicli pittorici Martinengo di Pedernello, Gaifami e Valotti Rampinelli Rota, in “Arte Lombarda”, n. 3, 2015, pp. 70-84;
Giulia Adami, Croce Bianca Brescia, già palazzo Gaifami, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 54.
Sala 1 del Sapere
Da una porta dirimpetto all’entrata del salone si accede alla prima sala orientale che preserva qualche elemento della decorazione precedente alla riorganizzazione dello spazio; rimangono visibili i capitelli con volute ioniche, cartouche e piccole teste femminili che sostengono un cornicione mistilineo. Conchiglie dorate e composizioni di frutti decorano gli angoli della stanza mentre, sopra il cornicione, si scorgono panoplie d’armi, ricchi tralci vegetali decorativi e la volta arricchita da nicchie a conchiglia, volute e cortouche; sul soffitto si scorge Il trionfo del Sapere, il cui bozzetto è stato riconosciuto, in occasione di questo studio, nella piccola tela della collezione di Egidio Martini conservata presso il Museo del Settecento Veneziano a Ca’ Rezzonico (inv.160). Di tale composizione si conoscono inoltre un raffinato disegno, conservato nella collezione Barigozzi di Milano e un’ulteriore versione dipinta a olio, oggi all’Ashmolean Museum di Oxford (Pedrocco 2001, pp. 68-69, scheda 41).
Giulia Adami
Bibliografia
Giambattista Carboni, Notizie istoriche delli pittori, scultori ed architetti bresciani, a cura di Carlo Boselli, Brescia, 1962, pp. 148-152; Eleonora Monti Giovanni Zanardi, Zanardi Monti autobiografie, a cura di Camillo Boselli, Brescia, 1965, pp. 22-27; Amalia Barigozzi Brini, Klara Garas, Carlo Innocenzo Carloni, prefazione di Edoardo Arslan, Casa Editrice Ceschina, Milano 1967, pp. 100-102, tav. 9-12; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 169-178; Francesco Frangi, La pittura a Bergamo e Brescia nel Settecento, in La pittura il Italia. Il Settecento, Milano, 1990, p. 106; Carlo Innocenzo Carloni 1686/87-1775: dipinti e bozzetti, catalogo della mostra (Rancate, Pinacoteca Zust e Campione d’Italia, Galleria civica, 14 settembre- 30 novembre 1997), a cura di Simonetta Coppa, Peter O. Kruckmann, Daniele Pescarmona, Skira, Milano 1997, pp. 102-105; Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d’arte, Lugano 1997, pp. 228, 299-301; Filippo Pedrocco, La pinacoteca di Egidio Martini, Venezia 2001, pp. 68-69, scheda 41; Andrea Quecchia, Carlo Innocenzo Carloni a Brescia: novità per i cicli pittorici Martinengo di Pedernello, Gaifami e Valotti Rampinelli Rota, in “Arte Lombarda”, n. 3, 2015, pp. 70-84;
Giulia Adami, Croce Bianca Brescia, già palazzo Gaifami, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 54
Salone
Il doppio scalone immette nel salone d’onore, affrescato con quadrature architettoniche di Carlo Molinari e con scene allegoriche di Carlo Innocenzo Carloni. Le pareti sono scandite da lesene con capitello composito dorato a sostegno di un architrave modanato che, agli angoli della stanza, presenta decori e cartouche dai profili dorati. La cupola a base quadrata è sostenuta da un tamburo finestrato ornato da due balconi a tromp l’oeil contrapposti; sotto le due piccole volte a crociera si muovono due donne, abbigliate con raffinati abiti settecenteschi: la prima si sporge dalla balaustra bronzea, osservando la stanza dall’alto, mentre la seconda alza gli occhi al cielo, stupita dal volo dei putti che le volteggiano sul capo.
I quattro angoli della sala sono caratterizzati da una peculiare decorazione illusionistica che prevede fittizie cupole dorate, dalla cui lanterna si intravedere uno scorcio di cielo. Al centro dei due lati della sala che ospitano le cupolette dorate sono stati inseriti i grandi medaglioni monocromi con putti, incorniciati da un cordone intrecciato e affiancati da due telamoni in terra verde su piedistalli decorati. Il grande affresco della volta è racchiuso entro una cornice mistilinea in finto stucco, sorretta da colonne e pilastri in marmo rosa e con piedistalli, capitelli e decorazioni in oro. La scena presenta l’iconografia del Merito esaltato e il Vizio punito e si articola in un cospicuo gruppo di personaggi nella parte inferiore, dove un putto incatena i vizi su una nube messa in ombra dal volo della Fama, che li sovrasta con le imponenti ali dispiegate e la tromba dalla canna sottile e allungata. Meno affollata si rivela la zona superiore in cui il Merito, un uomo barbuto coronato d’alloro, ascende al cielo in un’atmosfera illuminata da una luce bianca e irreale che offusca la vista dei personaggi disposti dinnanzi un’architettura poggiante su una candida nuvola.
Tra le figure che accompagnano il Merito nell’ascensione verso la Nobiltà si riconoscono Minerva, con lo scudo e l’elmo, la Sapienza, che ostenta una coppa ardente, e i putti che reggono i simboli della fortezza e della saggezza, la clava e lo specchio.
Giulia Adami
merito vizio nobiltà sapienza elmo coppa saggezza clava specchio
Bibliografia
Giambattista Carboni, Notizie istoriche delli pittori, scultori ed architetti bresciani, a cura di Carlo Boselli, Brescia, 1962, pp. 148-152; Amalia Barigozzi Brini, Klara Garas, Carlo Innocenzo Carloni, prefazione di Edoardo Arslan, Casa Editrice Ceschina, Milano 1967, pp. 100-102, tav. 9-12; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 169-178; Francesco Frangi, La pittura a Bergamo e Brescia nel Settecento, in La pittura il Italia. Il Settecento, Milano, 1990, p. 106; Laura Sacchetti, Celebrando un secolo di solidarietà: per i cento anni della Croce Bianca restaurato l’affresco del Carloni in palazzo Gaifami, in AB: atlante bresciano, n. 23, estate 1990, pp. 71-73; Carlo Innocenzo Carloni 1686/87-1775: dipinti e bozzetti, catalogo della mostra (Rancate, Pinacoteca Zust e Campione d’Italia, Galleria civica, 14 settembre- 30 novembre 1997), a cura di Simonetta Coppa, Peter O. Kruckmann, Daniele Pescarmona, Skira, Milano 1997, pp. 102-105; Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d’arte, Lugano 1997, pp. 228, 299-301; Andrea Quecchia, Carlo Innocenzo Carloni a Brescia: novità per i cicli pittorici Martinengo di Pedernello, Gaifami e Valotti Rampinelli Rota, in “Arte Lombarda”, n. 3, 2015, pp. 70-84;
Giulia Adami, Croce Bianca Brescia, già palazzo Gaifami, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, pp. 53-54.
Scalone
Lo scalone monumentale è caratterizzato da pareti scandite da lesene con fusto rudentato in quattro specchiature e sono sormontate da un cornicione lineare leggermente sporgente in corrispondenza dei capitelli, con stucchi angolari che presentano una decorazione a foglie d’acanto. Sulla controfacciata si trovano due grandi finestre separate da un maestoso stemma araldico sormontato dal cimiero visconteo e innalzato da due leoni rampanti che poggiano sulle mensole realizzate in corrispondenza delle aperture; il blasone tuttavia non coincide con quelli afferenti alle famiglie storicamente proprietarie del palazzo. La volta presenta un affresco incorniciato da una profilatura in stucco con dorature e decorazioni a rocaille e un grande affresco centrale attribuito a Carlo Innocenzo Carloni.
L’opera mostra un’articolata iconografia di gusto rococò che vede al centro Le Arti Liberali guidate dalla Fama verso la Magnificenza; quest’ultima, accompagnata da Atena, Giove e Mercurio, è assisa in trono e circondata dai putti che reggono un ovale recante la planimetria del palazzo. Alle due estremità dell’affresco si scorge, da una parte il gruppo con Marte disarmato da Venere e dagli amorini mentre, dall’altra, quello con la Cacciata dei Vizi, tra cui spiccano l’Invidia, che ostenta un fascio di serpenti, e un putto, visto da tergo, caratterizzato da evidenti attributi bacchici.
Giulia Adami
Bibliografia
Amalia Barigozzi Brini, Klara Garas, Carlo Innocenzo Carloni, prefazione di Edoardo Arslan, Casa Editrice Ceschina, Milano 1967, pp. 100-102, tav. 9-12; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 169-178; Carlo Innocenzo Carloni, 1686/87-1775: dipinti e bozzetti, catalogo della mostra (Rancate, Pinacoteca Zust e Campione d'Italia, Galleria civica, 14 settembre-30 novembre 1997), a cura di Simonetta Coppa, Peter O. Kruckmann, Daniele Pescarmona, Skira, Milano 1997, pp. 102-105; Silvia A. Colombo, Simonetta Coppa, I Carloni di Scaria, Fidia edizioni d’arte, Lugano 1997, p. 228, 299-301;
Giulia Adami, Croce Bianca Brescia, già palazzo Gaifami, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 53.