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Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, già Tribunale di Brescia

Palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, già Tribunale di Brescia

La presenza nella quadra di S. Alessandro della famiglia Martinengo-Colleoni risale al 1534, quando Gerardo III, bisnipote di Bartolomeo Colleoni, si trasferì in un palazzo posto in via Moretto, sullo stesso lotto ove sorge l’edificio odierno. A seguito di vicissitudini ereditarie, il palazzo passò a Estore II Martinengo Colleoni, capostipite del ramo di Malpaga, e, successivamente, a Estore III, il quale alla sua morte donò il palazzo al Comune di Brescia nel 1631. Il motivo di questo lascito è da ricercarsi negli attriti e nei disaccordi tra Estore III e i suoi due figli, Alessandro e Bartolomeo, i quali tuttavia, a seguito di una causa che si prolungò fino al 1649,videro loro restituita la proprietà. Lo stesso anno però, in conseguenza di alcuni episodi delittuosi compiuti da Alessandro (Bonomi 1884, p. 377; Guerrini 1930, p. 378), i due fratelli si trovarono nella necessità di dover vendere la dimora e i mobili in essa contenuta alla Città, la quale ne fece alloggi per ufficiali veneziani di stanza a Brescia. Fu solamente nel 1697 che Estore IV, figlio di Alessandro, riuscì a riacquistare il palazzo per la medesima cifra con cui, circa cinquant’anni prima, era stato venduto. Tuttavia, poiché l’edificio versava ormai in pessime condizioni, il nuovo proprietario si convinse ad abbattere l’antica costruzione e principiarne una nuova, affidandosi all’architetto bolognese Alfonso Torreggiani. Le precarie fortune della famiglia furono nuovamente messe alla prova verso la fine del XIX secolo, costringendo Venceslao II Martiengo-Colleoni a vendere, nel 1885, l’immobile al banchiere svizzero Giuseppe Baebler, committente dell’aggiunta lungo via Moretto. Attraverso questi il palazzo passò poi alla Banca Mazzola Perlasca e, in seguito, al Comune di Brescia che, nel 1927, lo destinò a Tribunale. Terminata la funzione di Corte di Giustizia nel 2009, l’edificio fu sottoposto a un importante e complesso intervento di restauro, conclusosi nel 2015 e destinato ad ospitare le diverse attività promosse all’interno del progetto MO.CA.

 

L’originaria planimetria a L rovesciata pensata da Alfonso Torregiani venne modificata tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo con l’aggiunta di una serie di corpi di fabbrica che andarono a chiudere definitivamente il cortile interno del palazzo. La struttura settecentesca del palazzo, tuttavia, si manifesta ancora in maniera chiara nel lungo prospetto su via Cavour, un tempo l’ingresso principale del palazzo, e in quello minore posto su via Moretto. Entrambe le facciate sono caratterizzate dai medesimi elementi architettonici: una tripartizione sia in senso longitudinale che verticale ottenuta tramite l’utilizzo di fasce marcapiano e leggere bande di pietra utilizzate come lesene; una distribuzione ordinata e regolare delle finestre, le quali al pian terreno presentano un timpano triangolare, semicircolare al primo e una semplice cornice al secondo; infine, un’ampia gronda sorretta da mensole che corre lungo tutta la lunghezza dei prospetti.

Il centro di ciascuna facciata è segnato dalla presenza di un portale di accesso che immette nel portico del cortile interno; se nel fronte su via Moretto l’ingresso si presenta in maniera più modesta, affiancato da due semicolonne doriche che sorreggono un piccolo balcone, nel caso di via Cavour viene arricchito, pur mantenendo la medesima struttura, con l’aggiunta di sei colonne a tuttotondo.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Giuseppe Maria Bonomi, Il castello di Cavernago e i conti Martinengo Colleoni: memorie storiche, Bergamo, 1884; Paolo Guerrini, Una celebre famiglia lombarda. I conti di Martinengo. Studi e ricerche genealogiche, Brescia, 1930; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 131-145; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, pp. 73-74.

Sala 1

La sala si trova nell’angolo nord-ovest del palazzo e conclude l’enfilade di quattro sale poste a sinistra del portale situato su corso Cavour. Lo stato di conservazione della decorazione parietale è alquanto compromesso, sebbene sia ancora possibile leggere lo schema generale dell’impianto ornamentale, immaginato come una sequenza di specchiature arricchite al loro interno da finti stucchi con motivi vegetali intervallate da esili racemi di quercia. Sopra ad una delle due porte poste nella parete sud, inoltre, si trova un medaglione in grisaille raffigurante Giunone. La volta della sala, che versa in un migliore stato di conservazione, presenta una finta cornice leggermente aggettante ornata da motivi vegetali e, negli angoli, quattro medaglioni con le raffigurazioni in monocromo di alcune figure di difficile interpretazione, ritratte all’interno di una selva. La parte centrale del soffitto è suddivisa in dodici specchiature decorate con motivi vegetali in finto stucco, a cui sono stati aggiunti inserti in oro.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 73.

Sala 2

La sala, posta al piano terra del palazzo, è il secondo ambiente a sinistra dell’androne  principale accessibile da corso Cavour. La decorazione delle pareti, molto rovinata, è composta da una regolare divisione in ampie specchiature. Meglio conservata, invece, è l’ornamentazione del soffitto, che presenta una sobria divisione in specchiature decorate con pochi elementi quali nastri e rami di quercia. Nella cornice posta nella fascia esterna della volta, si trovano quattro medaglioni con le raffigurazioni, in grisaille, di Giove, Diana, Apollo e Demetra.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 73.

Sala 3 Giudizio di Paride

Dell’originaria decorazione delle pareti di questo ambiente, posto nell’enfilade di stanze a destra dell’ingresso principale, rimane solo un piccolo frammento che suggerisce la presenza, al di sotto delle attuali ridipinture monocrome, di una semplice quadratura architettonica. Il soffitto, invece, è suddiviso in nove specchiature campite, alternativamente, di rosa e verde. Nel riquadro centrale è presente un finto stucco di gusto barocchetto raffigurante il Giudizio di Paride.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 73.

Sala 4 Bacco e Arianna

Le pareti di questa sala, posta nell’enfilade a destra dell’ingresso principale, benché rovinate conservano un alto zoccolo sopra al quale si trova una divisione in specchiature contenenti motivi a candelabra. Rispetto all’impianto regolare delle pareti, la quadratura architettonica ideata nella volta risulta più movimentata grazie all’uso di quadrature di diversa forma e dimensione, all’interno delle quali trovano posto foglie d’acanto e quercia, putti, animali e creature di fantasia. Infine, nel medaglione ottagonale posto al centro della volta si trova la raffigurazione di Bacco e Arianna, eseguita tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo da un anonimo artista legato alla bottega di Teosa che, probabilmente, lavorò anche nelle sale 5 e 6 del palazzo.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 73.

Sala 5 Psiche che scopre Amore

La sala, inserita nell’enfilade che si sviluppa a destra dell’androne principale, è formata da due ambienti comunicanti e separati tra loro da un arco a sesto ribassato. In entrambi la decorazione delle pareti non è più visibile, ad eccezione di un piccolo lacerto attraverso il quale risulta comunque impossibile ricostruire l’impianto decorativo generale. L’ambiente più piccolo, posto verso il cortile interno del palazzo, presenta una volta a schifo decorata, sia nella parte piana che nei fusi, con una sobria divisione in specchiature ornate da leggeri racemi di quercia. La volta dell’ambiente principale è anch’essa suddivisa in specchiature, arricchite da girali d’acanto, mascheroni, vasi e ippogrifi. Nella parte centrale della volta, infine, si trova un grande medaglione circolare con la rappresentazione, in grisaille, del tema mitologico di Psiche che scopre Amore. L’esecuzione di questa raffigurazione è attribuibile, per affinità stilistiche, allo stesso pittore che lavorò nelle sale 4 e 6 del palazzo.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 73.

Sala 6 Euterpe

La sala, posta nell’angolo sud-ovest del corpo principale del palazzo, è l’ultimo ambiente dell’enfilade di stanze che si sviluppa a destra dell’entrata principale. Rispetto alle altre sale del pian terreno, questo ambiente si distingue per la ricca decorazione pittorica, ancora perfettamente leggibile, che interessa sia le pareti, sia la volta. Ad eccezione di due lunette ospitanti le finestre, situate in corrispondenza delle pareti meridionale e occidentale, tutte le altre sono decorate con composizioni formate da strumenti musicali, spartiti e racemi di alloro o quercia e, nell’unghia che viene a formarsi tra l’intersezione delle lunette con la volta della sala, da foglie d’acanto. Le pareti vedono l’inserimento di decorazioni a candelabra e, a metà dei trametti settentrionali e meridionali, la raffigurazione di Apollo e Mercurio. Al di sopra delle due divinità, si sviluppa una larga composizione formata da foglie d’acanto, una piccola trabeazione dai profili curvi e, appesi a quest’ultima, due grandi festoni con rose. Nello spazio ovale al centro della volta il medesimo pittore coinvolto nell’allestimento delle sale 4 e 5 dipinse, tra la fine del XVIII e i primi anni del XIX secolo, un velario con la rappresentazione di Euterpe intenta a suonare il flauto in compagnia di un amorino.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 73.

Sala 7

La decorazione che doveva coinvolgere le pareti di questo ambiente, posto nel corpo meridionale del palazzo, è oggi quasi del tutto scomparsa, ad eccezione di una piccola porzione comprendente una lesena con capitello dorico emersa durante le prove di pulitura eseguite in occasione del recente restauro che ha coinvolto l’intero edificio. La quadratura architettonica ideata per il soffitto, ancora perfettamente leggibile, suddivide la superficie in specchiature di gusto neoclassico, ornate da foglie d’acanto, festoni, vasi e creature di fantasia dipinti in oro o grisaille su fondi monocromi. Le specchiature negli angoli della volta sono inoltre arricchite da quattro piccoli medaglioni circolari raffiguranti le allegorie dell’Astronomia, della Pittura, dell’Architettura e della Musica.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 8

L’impianto decorativo che coinvolgeva le pareti di questa sala, posta nel corpo sud del palazzo, è oggi quasi del tutto assente a causa di successive ridipinture, sebbene le prove di pulitura eseguite nella parte superiore della parete durante i recenti restauri abbiano permesso di riportare alla luce un dettaglio della quadratura architettonica originale, composta da un finto cornicione e da fregi policromi con girali e motivi vegetali. La volta, meglio conservata, presenta una divisione in specchiature di gusto neoclassico  dalle tenui campiture color viola, verde e giallo. Al loro interno trovano posto diversi motivi ornamentali quali foglie d’acanto, composizioni a candelabra e grottesche. A metà altezza delle quattro vele che compongono la volta a schifo vi sono quattro medaglioni ottagonali con le raffigurazioni policrome della Fortezza, della Liberalità, della Magnanimità e della Nobiltà. Gli attributi tipici di quest’ultima allegoria sono ribaditi anche nel grande medaglione che occupa il centro del soffitto, ove uno dei due putti raffigurati esibisce lo scettro e la corona.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 9

La decorazione delle pareti di questo ambiente, posto nel corpo meridionale del palazzo a mattino della Sala 8, risulta alquanto rovinata, ma, grazie ai lacerti ancora presenti, è comunque possibile osservare che la sala venne decorata con una divisione in specchiature ornate al loro interno da composizioni color oro formate da racemi, candelabre, uccelli e torce. Similmente, il soffitto piano è suddiviso in tre sezioni comprendenti una finta cupola centrale e due campiture laterali occupate da ornati dorati analoghi a quelli presenti nelle pareti.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Scalone

Addossato al lato sud-ovest del cortile si trova il grande scalone d’onore a due rampe divise da balaustra, illuminato con luce zenitale proveniente da un lucernario ovale aperto nel soffitto, che, come ricorda Lechi (1977, p. 136), rappresenta un caso unico all’interno del contesto bresciano.   La decorazione è in stile neoclassico, in linea con il gusto diffusosi a Brescia negli ultimi decenni del Settecento. Sono presenti diverse lesene a stucco con capitello ionico e due affreschi rappresentanti entrambi una nicchia dove, sopra ad un alto piedistallo, sono poste due finte statue. La prima di queste, posizionata sul piano d’arrivo, raffigura Giove con gli attributi dell’aquila e dei fulmini, intento a indicare agli ospiti del palazzo la galleria, ambiente che si sviluppa senza soluzione di continuità a nord dello scalone. La seconda statua, posizionata nella parete est del primo pianerottolo, raffigura Ercole con l’Idra ai suoi piedi, la clava tenuta in equilibrio sulla spalla destra e la pelliccia del leone di Nemea tenuta stretta con il braccio sinistro. Le ombre di entrambe le finte statue sono state accordate dal pittore con la direzione della luce naturale che illumina l’ambiente.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 11 Salone da ballo

1760

La sala, accessibile attraverso le tre porte centrali della galleria e posta a metà lunghezza del piano nobile del corpo occidentale del palazzo, è decorata da pregevoli stucchi in stile rococò e tenui tinte color rosa e verde. Le pareti sono scandite da una regolare divisione in specchiature, movimentate al loro interno da cornici in stucco con motivi fitomorfi. In maniera simile è decorata anche la grande volta a schifo. Nelle cornici del soffitto, realizzate tramite le linee sinuose e mosse tipiche del gusto barocco, sono infatti facilmente individuabili motivi vegetali realizzati tramite pampini, grappoli d’uva e racemi di quercia e ulivo. Nei lati corti della volta, inoltre, trovano posto “le «pezze» dei Martinengo Colleoni” (Lechi 1977, p. 136), mentre, nei lati lunghi, vi sono quattro composizioni formate da strumenti musicali e spartiti, le quali rendono evidente la destinazione d’uso di questo ambiente, che, al tempo, era adibito a grande salone da ballo del palazzo. In una di queste composizioni è presente l’acronimo dello stuccatore (“C.Sni.Sve”) e la data di realizzazione della decorazione (1760).

Edoardo Lo Cicero

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Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74

Sala 12

Questo ambiente a pianta quadrata si trova nell’ala ovest del palazzo, adiacente e a sud della grande sala da ballo. Di ciò che doveva essere la decorazione delle pareti non vi è più traccia, ad eccezione di qualche piccolo frammento che, nonostante non sia sufficiente a ricostruire l’intero impianto ornamentale, lascia tuttavia intuire che dovesse essere dipinto con motivi di gusto rococò. Al medesimo stile appartiene anche la volta, la quale è stata immaginata dall’anonimo artista che vi lavorò come una fitta ricamatura di finti stucchi color rosa, verde e azzurro pastello.  

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 73.

Sala 13 Trionfo di Diana

1730

La decorazione parietale di questa sala, posta al centro dell’enfilade che si sviluppa a sud della sala da ballo, è oggi illeggibile, nonostante la presenza di alcuni lacerti emersi durante il recente restauro che ha interessato tutto l’edificio. La decorazione della volta, invece, è ben conservata e mostra una esuberante quadratura architettonica di gusto tardo barocco eseguita da un anonimo artista che, attorno al 1730 (Lechi 1977, p. 138), lavorò anche nel vestibolo che divide la galleria dall’ala sud del palazzo. Questa è formata, nel livello più basso, da una massiccia balaustrata composta da linee mosse e sinuose dove trovano posto anche quattro medaglioni raffiguranti le allegorie del Mattino, del Giorno, del Tramonto e della Sera. Al di sopra del parapetto, l’anonimo quadraturista ha sviluppato la sua composizione architettonica dipingendo una piccola cupola appoggiata su di un alto tamburo. All’interno di quest’ultima trova posto una composizione monocroma, pensata per emulare una decorazione a stucco, sul tema del Trionfo di Diana. Sono ritratti la dea, con una freccia nella mano destra a il collare del fido cane da caccia nella sinistra, e due coppie di putti: la prima impegnata nel glorificare Diana incoronandola e cospargendola di fiori; la seconda colta nell’atto di sorreggere gli attributi dell’arco e dei palchi di cervo.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 14

Questa sala, ove lavorò il medesimo artista della sala 18, si trova nell’angolo sud-ovest del corpo occidentale del palazzo. La decorazione delle pareti, benché in larga parte scomparsa, è ancora leggibile in alcuni lacerti situati nella parte bassa delle mura. Questi, che presumibilmente dovevano far parte di un alto zoccolo sopra il quale si sviluppavano altre decorazioni, mostrano una divisione in specchiature e motivi di ispirazione vegetale color oro. Il soffitto si trova in un miglior stato di conservazione e raffigura una volta al cui centro si apre una cupola ovale. L’intera quadratura è abbellita da finti stucchi di gusto rococò, ulteriormente movimentati dalla presenza di inserti vegetali che, sebbene oggi appaiano marroni a causa della degradazione del colore, erano in origine dorati. Della medesima colorazione dovevano essere anche le quattro allegorie dei Continenti poste all’interno dei medaglioni del soffitto.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, Brescia 1977, p. 136; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 15

Questo ambiente, decorato intorno al 1730 (Lechi 1977, p.138) dallo stesso quadraturista che lavorò nella sala con il Trionfo di Diana, funge da vestibolo alle stanze dell’ala a mezzogiorno del palazzo ed è posto in asse con la galleria del piano nobile. La quadratura architettonica di gusto tardo barocco raffigura un’alta balaustra giocata sui toni del verde e del rosa, grazie all’utilizzo di inserti vegetali e marmi colorati. Attraverso le medesime gradazioni di colore l’anonimo artista ha dipinto, sopra al massiccio parapetto, una volta a botte ribassata. Questa, a sua volta tripartita attraverso l’utilizzo di lesene e archi, vede nella sua sezione centrale l’aprirsi di una cupola ovale decorata con motivi vegetali in finto stucco. Nella sala sono presenti, infine, due soprapporte raffiguranti anch’essi decorazioni a stucco arricchite da alcuni racemi.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 136-137; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 16

Il ambiente dalla pianta rettangolare è posto a mezzogiorno del vestibolo che permette il passaggio dalla galleria all’ala sud del palazzo. La decorazione pittorica, eseguita dallo stesso artista che operò nella sala con il Giudizio di Paride, coinvolge solamente la volta a vela. Questa è divisa tramite nervature in cinque sezioni: quattro spicchi angolari e un grande tondo centrale. L’intervento pittorico, in grisaille per simulare la presenza di una decorazione a stucco, vede la raffigurazione di cinque coppie di amorini: completa e arricchita da una ghirlanda di fiori al centro, ridotte ai soli volti, invece, nei quattro spigoli.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 136-137; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 17 Allegoria della Giustizia

Questa sala è posta nell’ala meridionale del palazzo, adiacente al vestibolo che permette il passaggio tra i due corpi di fabbrica dell’edificio. Ad avvicinare tra loro questi due ambienti non vi è solo la prossimità planimetrica, ma anche il fatto che la decorazione delle pareti e della volta sono opera dello stesso quadraturista. Questi, in maniera similare agli altri ambienti da lui decorati nel palazzo, immaginò un primo massiccio parapetto ove, mediante l’uso di inserti vegetali e marmi colorati, risaltano maggiormente i toni del verde e del rosa. Più in alto si innalza un’alta balaustrata, la quale dirige lo sguardo dell’osservatore verso un cielo ingombro di nuvole, ove campeggiano la Giustizia ed un putto con in mano un fascio di verghe e un ramo d’ulivo, simboli di concordia e di pace. La decorazione delle pareti non è più presente, ad eccezione di qualche piccolo lacerto che, benché non permetta di ricostruire l’impianto generale dell’ornamentazione, lascia intuire come anche le mura fossero state dipinte dallo stesso quadraturista con le medesime composizioni architettoniche di gusto tardo barocco.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, Brescia 1977, p. 138; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 18

Questo ambiente si trova nell’ala meridionale del palazzo, a mattino della sala con l’Allegoria della Giustizia. Sia le pareti che la volta sono state decorate “del più bel rococò” (Lechi 1977, p. 138) con finti stucchi dalle tenui gradazioni del rosa e del blu pastello. Le pareti presentano un’ordinata divisione in specchiature, mosse appena dai motivi di ispirazione vegetale presenti nelle cornici. La volta appare più movimentata, sia per la presenza di inserti vegetali, sia per la vivacità dei finti stucchi. Inoltre, l’ignoto decoratore che lavorò anche nella sala 14, per aumentare l’effetto illusionistico della sua quadratura immaginò un doppio soffitto, il primo, che funge da diaframma, più scuro e ornato, il secondo, visibile attraverso un oculo centrale, più alto e inondato di luce.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana,Brescia 1977, p. 138.   Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 19 Alcova

1760

Posto a sud-est del corpo di fabbrica meridionale del palazzo, questo ambiente è composto da due stanze messe in comunicazione tra loro attraverso un’apertura ad arco. Il primo e più grande ambiente venne decorato, presumibilmente attorno al 1760, dal medesimo stuccatore che operò nel grande salone da ballo. Esso infatti è ornato, sia all’interno delle specchiature delle pareti, sia nell’intera volta, da stucchi raffiguranti rami di quercia e alcune composizioni realizzate con nastri e strumenti musicali molto simili a quelle presenti nella sala 11. L’ambiente più piccolo, invece, è affrescato nel soffitto con una fascia di medaglioni ottagonali, al cui interno si trovano motivi a grottesche.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 20 Fatiche di Ercole

L’ambiente, decorato in stile neoclassico presumibilmente verso la fine del Settecento (Lechi 1977, p. 138), è posto nel corpo meridionale del palazzo a nord dell’alcova. Le pareti sono organizzate con una sobria divisione in specchiature, movimentate al loro interno da alcuni motivi vegetali e a candelabra. Similmente, anche la volta presenta un’ordinata ripartizione in specchiature, le quali sono state disposte dal quadraturista in modo da sottolineare e armonizzare la propria invenzione con la reale struttura della volta a schifo della sala. Nel soffitto e nelle pareti si trovano otto medaglioni ove, su sfondo verde, sono raffigurati in grisaille alcuni episodi legati alle fatiche di Ercole (Ercole che abbatte il leone di Nemea; Ercole che sorregge la volta celeste al posto di Atlante; Ercole umiliato da Onfale; Ercole mentre trasporta le Colonne; Ercole che sconfigge Cerbero; Ercole contro l’Idra; Ercole e Anteo; Ercole che abbatte il drago Ladone).

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana,Brescia 1977, p. 138; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 21 Giove e Teti

La sala posta nel corpo sud del palazzo presenta una decorazione in stile neoclassico. Le pareti sono organizzate con una regolare divisione in specchiature, all’interno delle quali si trova una composizione formata da foglie d’acanto, fiori, putti e una cornice ottagonale dove, in monocromo per simulare un bassorilievo, sono raffigurati episodi tratti dall’Iliade e legati alle imprese di Achille durante la guerra di Troia. La decorazione delle pareti coinvolge anche le cornici attorno alle specchiature, nelle quali si trova una fascia continua in grisaille formata da diversi elementi desunti dal repertorio classico, come anfore, grottesche, animali, foglie d’acanto, bassorilievi e figure vestite all’antica. Terminano la decorazione delle mura due soprapporte, forse opera del Manfredini (Lechi 1977, p.138), che raffigurano paesaggi con monumenti in rovina. La volta presenta anch’essa una divisione in specchiature, decorate al loro interno con foglie d’acanto, putti, strumenti musicali, grottesche, candelabre e finte statue raffiguranti Atena e Marte. Trovano posto nella volta anche due cornici, poste sui lati lunghi, ove sono raffigurati altri due momenti legati alla guerra di Troia e, nel grande oculo centrale, la rappresentazione di Giove e Teti, madre di Achille.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, Brescia 1977, p. 138; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 22 Atena e Marte

L’ambiente situato nell’ala meridionale del palazzo, a nord della sala con Giove e Teti e ad ovest della saletta neogotica, presenta pareti decorate con una ordinata divisione in specchiature poste sopra ad un alto zoccolo. In una di queste è raffigurata una cornice di fiori, mentre nelle altre vi sono delle pitture paesaggistiche che, a differenza di quelle presenti nella sala 21, viene escluso, sia da Fausto Lechi (Lechi 1977, p. 138), sia da Marco Tanzi (Tanzi 1984, p. 102), possano esser state eseguite da Giuseppe Manfredini. Concludono la decorazione delle pareti due soprapporte al cui interno è dipinta una composizione formata da foglie d’acanto, coppe, fiori e due cammei: il primo raffigurante due amorini intenti ad affilare le proprie frecce, mentre il secondo mostra i due putti colti nell’atto di allenarsi a tirare con l’arco. Il centro della volta è occupato da un riquadro raffigurante Atena, Marte e due coppie di putti; la prima, in alto a destra, intenta a spezzare l’asta di una bandiera bianca, l’altra, in basso a sinistra, posta in parte fuori dal riquadro per aumentare l’effetto illusionistico della decorazione. Il resto della volta vede, negli angoli, la presenza di quattro cariatidi simboleggianti le stagioni. Da queste pendono veli semi trasparenti attraverso i quali è possibile vedere il resto della decorazione, organizzata in semplici specchiature al cui interno si trovano motivi di ispirazione vegetale.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, Brescia 1977, p. 138; Marco Tanzi, Problemi di neoclassicismo bresciano: Giuseppe Teosa tra committenza religiosa e privata, in “Itinerari”, n.3, 1984, p. 102; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

Sala 23

Posta nel corpo meridionale del palazzo, questa sala, definita da Fausto Lechi come una “bizzarria del Manfredini” (Lechi 1977, p. 138), è stata immaginata dall’artista come un berceau in stile neogotico. Partendo dal basso, le pareti mostrano un parapetto sul quale si appoggiano coppie di piccole colonne che, a loro volta, reggono archi a sesto acuto. All’interno di questi ultimi si trovano alcune strutture traforate e, al di sotto, ghirlande e vasi di fiori. Nelle porzioni di muro chiuso che vengono a formarsi tra gli estradossi degli archi, infine, si trovano alcune decorazioni di ispirazione vegetale che simulano una tarsia lignea ottenuta con due essenze di legno diverse. Similmente, nella volta è stato dipinto un soffitto a cassettoni decorato con numerosi motivi naturali intarsiati.

Edoardo Lo Cicero

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, Brescia 1977, p. 138; Edoardo Lo Cicero, Mo.Ca, ex Tribunale, già palazzo Martinengo Colleoni di Malpaga, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 74.

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