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Palazzo Provaglio, ora Liceo Luzzago

Palazzo Provaglio, ora Liceo Luzzago

Il palazzo fu eretto nella seconda metà del Settecento per volontà della famiglia Provaglio, probabilmente originaria della zona tra il Lago d’Iseo e il bergamasco. In seguito ai bombardamenti che interessarono la città di Brescia il 4 aprile 1945, il palazzo venne gravemente danneggiato, preservando parzialmente alcune porzioni della facciata, lo scalone d’onore e il salone d’Ercole, seppur in parte rovinato. La facciata, progettata dall’architetto Antonio Turbino, doveva contraddistinguersi per un forte gusto neoclassico, caratteristica deducibile dalle finestre superstiti.

Nel 1946, i resti del palazzo vennero acquistati da don Adolfo Buratti, il quale creò un collegio maschile e un Istituto scolastico dedicato alla figura di Alessandro Luzzago, nobile patrizio bresciano.

All’interno, l’elemento di maggior interesse è lo scalone d’onore, un solenne impianto a due rampe con una balaustra marmorea su cui poggia la statua di un leone a riposo e due statue raffiguranti atteri. Il soffitto è decorato da tre medaglioni raffiguranti Giove, Venere, Cupido e Saturno, L’Allegoria del Tempo che domina la Verità e Cerere e Bacco.

Si apre poi il salone d’onore, decorato con affreschi raffiguranti le Storie d’Ercole eseguiti tra il 1797 e il 1802 (Anelli 2013, pp.751-761).

Ancora oggi l’edificio è sede del Liceo Luzzago, gestito dalla Fondazione Olgiati Luzzago.

 

Maddalena Oldrizzi

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, Brescia, 1977, pp. 119-122; Luciano Anelli, Due sante inedite di Antonio Paglia in Palazzo Provaglio, in Giuseppe Motta (a cura di), Unum, Verum, pulchrum. Studi in onore di Pier Virgilio Begni Redona nell’80° genetliaco, Brescia-Roma 2013, pp. 751-761; Giuseppe Sava, Scheda Due angeli atteri, in Id. (a cura di), I Calegari. Una dinastia di scultori nell’entroterra della Serenissima, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012, pp. 160-161, cat. 30.

Stefania Cretella, Liceo Luzzago, già palazzo Provaglio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, pp. 69-70.

Scalone

Lo scalone d’onore è costituito da un solenne impianto a due rampe con una balaustra marmorea su cui poggia la statua di un leone a riposo, uno dei simboli della città. A metà e all’apice della balaustra sono state inserite due statue raffiguranti atteri eseguite da Sante Calegari il Vecchio per la Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo ad Offlaga, in provincia di Brescia, poi spostate proprio in Palazzo Provaglio. Il soffitto è scandito da tre medaglioni inseriti all’interno di cornici in stucco ornate da motivi a grata, volti femminili, elementi vegetali e a rocaille; le scene dipinte raffigurano Giove, Venere, Cupido e Saturno, L’Allegoria del Tempo che domina la Verità, e infine Cerere e Bacco. Il primo riquadro si apre al centro del soffitto: il fulcro dell’opera è la figura di Giove incoronato, con in mano uno scettro e accompagnato da un’aquila; egli si rivolge a Venere seduta alla sua sinistra, la quale si copre le nudità con un velo azzurro, mentre tra le due divinità maggiori spunta Cupido nell’atto di incoccare una freccia nel suo arco. Venere e Giove sono accompagnati da tre figure femminili prive di particolari attributi iconografici. Sulla scena sorvola Mercurio, riconoscibile dal petaso in testa, il caduceo in mano e le ali ai piedi, accompagnato da quattro putti alati, forse raffigurazioni dei quattro Venti. Sotto questo gruppo centrale si profila Vulcano che poggia su un’incudine, tipico elemento iconografico, reggendo un martello tra le mani; sotto di lui un giovanetto gli porge un elmo, mentre lì accanto si possono scorgere uno scudo e una corazza, forgiati nella fucina del dio del fuoco. Poco più in basso, si scorge un secondo gruppo di putti alati reggenti delle frecce.

Il secondo riquadro mostra il Tempo, raffigurato come un vecchio alato intento ad afferrare l’allegoria della Verità. Il Tempo è identificabile grazie ai suoi tipici elementi iconografici: la falce e una clessidra, rette da uno dei putti sotto di lui; accanto a quest’ultimo un altro amorino regge un uroburo, simbolo dell’eterno ritorno. La figura di Verità è coperta solo da un velo giallo, intenta a guardare verso l’alto, dove le nubi sono squarciate da un raggio di sole, uno degli elementi tipici di tale Allegoria; uno dei putti le porge un ramo di palma. Sotto il gruppo centrale due figure femminili nell’atto di togliere una maschera, ad indicare il disvelamento della Verità.

Il terzo riquadro presenta Cerere e Bacco con puttini alati. La figura femminile appare giovane, i capelli acconciati in una pettinatura adorna di fiori, mentre con la mano destra regge un fascio di grano; alla sua destra Bacco, un giovane aitante che regge nella mano sinistra un tralcio di vite carico di frutti, la testa incoronata dalla medesima pianta. Sotto Cerere sbuca un putto nell’atto di sostenere una fiaccola accesa, elemento tipico della dea, mentre gli altri amorini fanno parte del corteo del dio del vino.

Agli angoli del soffitto, circondati da panoplie d’armi, si notano gli stemmi araldici di tre casate ed un quarto tondo raffigurante Cristo tra due Santi, tutti inseriti all’interno di stucchi decorativi. Completa la decorazione la serie di sovrapporte con paesaggi, due dei quali di matrice settecentesca, mentre gli altri sono rifacimenti successivi al 1948.

Maddalena Oldrizzi

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 119-120, 121

Giuseppe Sava, Scheda Due angeli atteri, in Id. (a cura di), I Calegari. Una dinastia di scultori nell’entroterra della Serenissima, Silvana editoriale, Cinisello Balsamo 2012, pp. 160-161, cat. 30;

Stefania Cretella, Liceo Luzzago, già palazzo Provaglio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 69.

Salone d'Ercole

La Sala d'Ercole è coperta da una volta a schifo affrescata con quadrature architettoniche e una scena mitologica che occupa la parte piana del soffitto, realizzate verosimilmente tra il 1797 e il 1802. La quadratura architettonica finge la presenza di un porticato che corre lungo tutta la base della volta: le lesene scanalate e le colonne in marmi policromi si impostano sul basamento in pietra ornato con bassorilievi rappresentanti composizioni di foglie nei piedistalli delle lesene, festoni di frutti nei sostegni delle colonne binate e festoni di nastri nei riquadri angolari. Le specchiature comprese tra le lesene sono dipinte con motivi a candelabra in policromia, mentre la parte centrale di ogni parete è immaginata come una balconata che mostra lo spazio interno del loggiato e dalla quale si affacciano figure femminili in abiti settecenteschi, Atena e figure maschili all’antica.

L’affresco sul lato est è lacunoso in più punti e le figure affacciate al balcone non sono più visibili, ma permangono un tambuto, l’asta su cui è infilato un berretto frigio e la bandiera con il tricolore rosso bianco e verde, allusioni al periodo rivoluzionario della repubblica bresciana del 1797, che determina un evidente discriminante per la datazione dell’opera. Sul mancorrente della balaustra nord sono appoggiati una coppa e un’anfora cesellata in bronzo. Le colonne e le lesene sostengono la trabreazione lineare che sottolinea il punto di congiunzione tra i piani verticali e la superficie piana. Il medaglione centrale è incorniciato da un fregio a girali d'acanto policromi su fondo scuro. Nei quattro angoli sono collocati tondi che rappresentano alcuni episodi della vita di Ercole a monocromo su fondo blu: l’uccisione dell’Idra di Lerna; la cattura di Cerbero; la lotta con i centauri; la dispersione degli Uccelli del lago Stinfalo. Anche il medaglione centrale presenta un’importante lacuna che interessa la metà sinistra della scena; nonostante questo, l’affresco è ancora facilmente leggibile: nella parte inferiore si trova Ercole, in piedi su una nuvola e dotato dei suoi caratteristici attributi, la clava e la pelle del leone  Nemeo, rappresentato anche sul bordo inferiore della scena, sconfitto dopo la battaglia con l’eroe. La zona centrale è occupata da un tempietto circolare, dipinto con colori più tenui per suggerire la profondità spaziale; il tempio accoglie diverse figure maschili e femminili, tra i quali compare una giovane donna che solleva una corona di alloro. Nella parte superiore si trova invece la Gloria, con la corona di alloro (o di quercia, Cfr. Anelli 2013, p. 751) in mano, e due putti alati in volo, uno dei quali stringe nella mano il nastro tricolore. Il tema dell’affresco è quindi il Trionfo di Ercole in Olimpo.

Bibliografia

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 119-122; Luciano Anelli, Due sante inedite di Antonio Paglia in Palazzo Provaglio, in Giuseppe Motta (a cura di), Unum, Verum, pulchrum. Studi in onore di Pier Virgilio Begni Redona nell’80° genetliaco, Brescia-Roma 2013, pp. 755-756;

Stefania Cretella, Liceo Luzzago, già palazzo Provaglio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, pp. 69-70.

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