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Palazzo Tosio, ora sede dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti

Palazzo Tosio, ora sede dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti

Il palazzo sorge al posto di tre precedenti edifici: la casa all’angolo tra via Tosio e l’attuale via Crispi era della famiglia Filippini; seguivano l’abitazione della famiglia Tosio e quella dei Colpani. Il palazzo attuale, realizzato per volontà di Paolo Tosio, è il risultato di una lunga e graduale serie di lavori avviati nel 1810 e conclusi nel 1846. La prima fase di lavori (1810-1814) ha interessato gli ambienti di rappresentanza dell’ala nord e furono affidati a Luigi Basiletti e al fratello Antonio. Nel 1824, la direzione dei lavori passa a Rodolfo Vantini, responsabile della costruzione di una nuova ala posta a ovest e sorta sull’area precedentemente occupata da casa Colpani. L’anno seguente, Tosio acquista anche casa Filippini, permettendo al Vantini di ampliare ulteriormente l’edificio sul lato verso via Crispi.

La struttura definitiva del palazzo appare quindi impostata secondo una pianta a U sviluppata intorno al cortile interno, chiuso a sud dal un muro con terrazza che collega le ali laterali. Al piano nobile si accede attraverso lo scaloncino a due rampe costruito nel lato orientale del portico del cortile. Nell’ala nord, rivolta verso via Tosio, vi sono gli ambienti predisposti da Basiletti, mentre nell’ala occidentale è ospitata la doppia enfilade di sale che compongono il cosiddetto Appartamento novo, interamente progettato da Vantini secondo uno stile unitario e sontuoso, in pieno stile impero. L’ala orientale è invece occupata da cinque ambienti utilizzati dal conte Tosio come galleria dei dipinti antichi, riconvertiti in biblioteca dall’Ateneo, qui rimasta fino al 1959.

La facciata, realizzata secondo un progetto di Vantini del 1833, si sviluppa su tre livelli ed è suddivisa in tre parti: le due ali laterali con tre finestre e portone secondario hanno una superficie a bugnato e marcapiano con motivo a meandro, mentre il corpo centrale, con sei finestre e portone centrale nel piano terra e sette finestre nei piani superiori, è rivestito con un intonaco liscio. Le finestre del piano nobile sono trabeate e dotate di balaustra, mentre in asse con il portone sottostante si trova la porta finestra con trabeazione e timpano triangolare, e balcone aggettante. La facciata si chiude con un cornicione lineare leggermente aggettante.

Bibliografia

Gaetano Panazza, Palazzo Tosio e l'Ateneo di Brescia, in “Brescia”, a. I, n. 3, maggio-giugno 1950

Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 6: Il Settecento e il primo Ottocento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1977, pp. 66-74

Paolo Tosio. Un collezionista bresciano dell’Ottocento, catalogo della mostra (Brescia, chiesa di S. Giulia, novembre 1981 – maggio 1982), a cura di Maurizio Mondini e Carlo Zani, Grafo edizioni, Brescia 1981

Palazzo Tosio Martinengo, in Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, L’Ateneo di Brescia in Palazzo Tosio (1908-1994). Un cinquantennio di vita accademica (1942-1994), supplemento ai “Commentari dell’Ateneo di Brescia”, Brescia 1995, pp. 9-56.

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, pp. 39-43.

Galleria

Dallo scalone si accede alla Galleria (Sala 1) con volta affrescata in concomitanza con i lavori eseguiti tra il 1810 e il 1814, sotto la direzione di Luigi Basiletti. Il soffitto è decorato con una quadratura architettonica neoclassica, che suddivide la superficie in tre campate divise da fasce. Lo spazio tra i vari elementi architettonici è occupato da finti stucchi con motivi a grottesca, mentre le finte travi divisorie sono ornate da cassettoni esagonali contenenti elementi floreali. Al centro di ciascuna campata si inserisce un oculo, prospetticamente scorciato, aperto su un cielo con nubi rosate. L’opera è stata attribuita alla scuola di Giuseppe Manfredini.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 39.

Salone delle adunanze

Le porte del lato nord della galleria conducono nell’ala settentrionale del palazzo, sempre allestita durante gli interventi di Basiletti. Il primo ambiente che si incontra è detto Salone delle adunanze (Sala 2), ed è formato dall’unione di due sale distinte, che presentano differenti pavimenti e affreschi nei soffitti, mentre la tappezzeria rossa che riveste le pareti di tutta la sala risale al 1926-1927. Il soffitto della prima metà della sala è dominato da una finta cupola in monocromo grigio inserita in un soffitto con cassettoni a losanga. Lo spazio tra la cassettonatura e la fascia circolare della cupola è occupato da leonesse e girali di pampini d’uva in monocromo su fondo ocra. La fascia circolare presenta un delicato fregio a grottesche, con girali d’acanto, drappi e sirene senza braccia con coda a foglie d’acanto, separate da quattro tondi con putti e figure femminili all’antica. La superficie della cupola emisferica è dipinta a cassettoni ottagonali con rosone. La quadratura architettonica è circondata da una fascia con motivi vegetali e girali d’acanto su fondo verde acqua, interrotti da riquadri con fiore in monocromo su fondo oro. Le tele delle soprapporte, realizzate da Basiletti e in parte rifatte da Arturo Castelli, rappresentano soggetti classici: Le tre Parche; ???; Venere, Adone e Cupido.

La composizione del soffitto della metà successiva riprende lo stesso schema del primo e il medesimo riquadro centrale con finta cupola. La fascia circostante è invece più ricca ed è eseguita con colori vivaci e brillanti. I riquadri angolari fingono delle nicchie con bruciatori dai quali fuoriesce del fumo, mentre quelli lungo i lati, delimitati da tralci d’uva a monocromo su fondo blu, fingono drappi bianchi dipinti con grottesche (erme, putti, drappi, collane di perle rosse, girali d’acanto, sfingi, serpenti, motivi vegetali, centauri, leonesse con i cuccioli, rilievi all’antica, mostri e creature fantastiche, canestri di fiori e di frutta, anfore, spighe di grano) e due lunette a paesaggio. Entrambi i soffitti sono ascrivibili a Giuseppe Manfredini. Le tele delle soprapporte, sempre di Basiletti, raffigurano: La madre dei Gracchi; Pericle e Asperia; Faone e Saffo.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 39.

Camera del fuoco

A sinistra del salone si trova la cosiddetta Camera del fuoco (Sala 3), caratterizzata dalla presenza di un camino con specchiera in stile neoclassico, progettato da Rodolfo Vantini nel 1838. La decorazione pittorica della volta e delle soprapporte risale invece all’intervento di Luigi Basiletti: le sopraporte con coppie di putti, ghirlande, ara e cornicetta neoclassica, sono state realizzate dallo stesso Basiletti tra il 1810 e il 1814, mentre il soffitto è considerato opera della scuola di Manfredini. Ai quattro lati si inseriscono riquadri con paesaggi, molto danneggiati e di difficile lettura. Lungo i lati corti, tra i riquadri paesaggistici, è collocata una figura maschile alata con in mano un ramo di palma, in piedi su una biga trainata da quattro cavalli. Lo spazio centrale del rettangolo della volta è occupato da un medaglione circolare sostenuto da quattro figure alate con gambe a foglie d’acanto, connesse le une alle altre da un filo di perle rosse. Anche queste figure appaiono rovinate e sbiadite. Il medaglione è articolato in riquadri determinati dalla sovrapposizione di una losanga e di quattro archi: gli spicchi lungo il perimetro circolare sono dipinti con girali d’acanto a monocromo su fondo verde; le basi degli archi presentano un decoro in finto stucco su fondo chiaro, mentre la fascia è dipinta con coppie di arieti e girali d’acanto a monocromo su fondo blu; negli angoli della losanga si trovano coppie con putto a cavallo di un centauro; i pennacchi tra gli archi e l’oculo centrale sono decorati con teste circondate da corone di vite su fondo oro in finto mosaico; l’oculo centrale, circondato da una cornice con teste e girali d’acanto a monocromo su fondo oro, mostra una scena di soggetto classico, con suonatrice di tamburello, due putti a cavallo di un caprone e figura maschile nuda con drappo che tiene in mano un lungo bastone. Il fregio continuo che corre nella parte superiore delle pareti è composto da coppie di cigni separate da fontane e bracieri accesi, dipinti in monocromo su fondo oro.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 39.

Sala da pranzo

La Sala da pranzo (Sala 4) è stata allestita su progetto di Rodolfo Vantini nel 1833 e rivela rimandi alla cultura neoclassica soprattutto nelle incorniciature delle porte e degli armadi a muro, in finto marmo bianco, con mensole e architravi. Il fregio a monocromo che funge da cornicione è dipinto con foglie e girali d’acanto, tra una modanatura inferiore a nastri e una doppia modanatura superiore a Kyma ionico e a cima di foglie d’acanto alternate a fiori. La volta a botte unghiata, decorata a monocromo da Giovan Battista Dragoni, è incentrata sul tema delle Arti e delle Scienze. Nelle vele dei lati maggiori sono inseriti sei lunette: nella parte orientale vi sono Dante, semisdraiato con un libro aperto e il braccio destro appoggiato su una testa all’antica con in bocca una tromba; due putti alati che sostengono un busto di profilo di Galileo, con libri e un mappamondo sullo sfondo; Shakespeare appoggiato ad una pila di libri e con una maschera tragica ai piedi. La zona prospiciente accoglie il ritratto di Virgilio, con in mano lo stilo e vari oggetti sullo sfondo (vaso cesellato, torce accese, flauto di Pan); un putto alato che incorona il ritratto di profilo di Raffaello e un secondo putto che scrive su una pergamena, tra vari oggetti simbolici (un libro, una tavolozza con pennelli, un compasso); il ritratto di Omero, con in mano una cetra e l’avambraccio sinistro appoggiato su una sfinge. L’asse centrale della volta a botte è occupato da tre medaglioni ottagonali raffiguranti Ebe, tre putti alati in volo, con corone d’alloro tra le mani, e probabilmente Flora. La quadratura architettonica che asseconda la forma reale della volta è costituta da patere con teste di aquila o leone, diversi riquadri triangolari e quadrati con cornici a kyma ionico, contenenti pigne, teste animali e composizioni allegoriche che rimandano alle varie discipline artistiche (strumenti musicali, coppe cesellate, tavolozze con pennelli, panoplie d’armi, pergamene e penne d’oca). Il resto della superficie è dipinta con fiori, girali e foglie d’acanto, civette, grifoni con corpo a foglia d’acanto e festoni di frutti.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 40.

Camera dell'alcova

A destra del salone si trova la Camera dell'alcova (Sala 5), allestita su progetto di Basiletti nel febbraio 1812. La sala, di gusto neoclassico, presenta decorazioni lignee e a stucco in bianco e oro che interessano sia le pareti che il soffitto dell’ambiente principale. La parte inferiore delle pareti maggiori è attraversata da un fregio a meandro. Nella parete confinante con il gabinetto a monte, la boiserie lignea si apre per delimitare due riquadri, un tempo rivestiti con tappezzeria celeste, che affiancano il camino e la grande specchiera neoclassici. Il camino, rivestito in maiolica, è realizzato in pietra, con mensola scolpita con triglifi alternati ad applicazioni in stucco dorato raffiguranti scudi intagliati ed elmi. Lo specchio è delimitato da lesene intagliate con motivi a candelabra e da una trabeazione con testa maschile e  femminile alle estremità, separate da un fregio con leoni alati, girali d’acanto, frecce e corona d’alloro con testa maschile centrale; le modanature sono decorate con astragalo a sole perline, kyma ionico e kyma di foglie. Le due soprapporte sono costituite da due riquadri sovrapposti e indipendenti. Il primo, di forma rettangolare, è in legno intagliato e dorato e rappresenta un busto femminile tra girali d’acanto che tiene in mano pampini d’uva, tra due aquile con rami di ulivo tra il becco; il secondo, quadrato, raffigura coppie di figure all’antica in stucco bianco (coppia di danzatrici e coppia di suonatrici). Il cornicione che separa le pareti dalla volta ha modanature lisce o decorate con astragalo a sole perline e kyma a farfalla. La fascia perimetrale del soffitto ha un fregio con nastri intrecciati a cerchio, contenenti roselline di foglie d’acanto, e agli angoli riquadri con coppie di colombe in amore. La superficie interna è tripartita da un fregio a meandro e fiori: i riquadri laterali, di dimensioni minori, presentano alle estremità riquadri con anfore e al centro coppie di putti alati in stucco bianco (una coppia con arco e freccia, l’altra con torce accese); il riquadro maggiore è dominato da un medaglione circolare a fondo azzurro, con cornicetta fogliata e rosone di foglie d’acanto, mentre lo spazio tra cornice quadrata e sezione circolare è ornato con cammei ovali tra foglie d’acanto. La camera principale è separata dall’alcova tramite un arco affiancato da lesene con fusto scanalato e capitello corinzio con abaco ionico; lo spazio tra le lesene e le mezze lesene angolari è decorato con motivo a candelabra a rilievo dorato su fondo verde. Il sottarco è decorato a losanghe e fiori dorati su fondo azzurro. L’alcova è invece dipinta ad affresco. Le pareti sono suddivise in riquadri da cornici dipinte con pampini d’uva a monocromo seppia su fondo giallo. Il finto cornicione è composto da modanature con astragalo a sole perline, kyma di foglie e anthemion. La fascia perimetrale della volta ha medaglioni circolari angolari con coppie di figure all’antica in finto stucco su fondo rosa e riquadri rettangolari con sirene dalla coda a foglie d’acanto che danno da mangiare a caproni o sostengono coppe o canestri di foglie tra girali e composizioni di foglie d’acanto. La parte centrale ha un medaglione esagonale aperto sul cielo, con un putto in volo che regge tra le mani un mazzo di fiori. Lo spazio tra la fascia perimetrale e il medaglione è dipinto con coppie di roditore, pampini e grappoli d’uva, girali d’acanto a monocromo su fondo oro. La decorazione del soffitto è stata riconosciuta di ambito del Manfredini.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 40.

Saletta bruciata

A monte dell’Alcova è situato un piccolo gabinetto, denominato Saletta bruciata (Sala 6) in seguito all’incendio che all’inizio del XX secolo ha distrutto la tela del soffitto rappresentante Venere e Adone, dipinta da Luigi Basiletti. Resta ancora leggibile, seppur in cattivo stato di conservazione, l’affresco circostante, realizzato da Giovan Battista Dragoni.La decorazione di gusto pompeiano è costituita da un doppio fregio che corre lungo il perimetro della volta: il primo livello è composto da bucrani a monocromo su fondo blu alternati a rombi rossi dipinti in oro con cetre tra girali o elmi entro corone d’alloro, e attorniati da motivi fitomorfi in policromia. Nel secondo motivo, sotto arcate composte da rami fogliati che partono da strutture a candelabra,  si alternano uccelli e nature morte di fiori. Il cornicione è dipinto con motivi a  anthemion e Kyma ionico, mentre il fregio sottostante è a girali d’acanto monocromi su fondo oro. Gli stipiti della porta a sud sono dipinti con motivi a candelabra in monocromo su fondo oro, mentre ai lati della trabeazione sono dipinti, sempre in monocromo, una tavolozza con pennelli e ramo di alloro (sinistra) e un tamburello, trombe e fiori (destra). Il sopraluce è ornato da motivi fitomorfi e floreali in monocromo su fondo oro.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 40

Sala dei chiaroscuri

La Sala dei chiaroscuri (Sala 7) è la prima sala dell’ala occidentale del palazzo, dove è ospitato il cosiddetto “Appartamento novo”, interamente predisposto da Rodolfo Vantini. L’accesso alla sala avviene sia attraverso la porta in fondo alla galleria, sia dall’apertura presente nell’alcova. Le pareti sono rivestite da uno stucco marmorizzato e levigato sulle tonalità del rosa scuro per la zoccolatura e del rosa più chiaro per il resto della superficie. Le cinque soprapporte sono dipinte a monocromo da Giuseppe Lavelli e rappresentano gruppi di putti intenti in diverse attività ludiche (gioco delle bocce; danze al suono di aulos e flauti di Pan; gioco delle trottole; mosca cieca; corteo bacchico). Il finto cornicione è dipinto a monocromo con una greca composta da un motivo a meandro con inserimenti floreali; le modanature superiori e inferiori riprendono i motivi classici del Kyma lesbio continuo, del Kyma ionico e del Kyma di foglie. Il soffitto a monocromo su fondo rosato è opera di Giovan Battista Dragoni: la decorazione pittorica si concentra principalmente nella fascia esterna, composta da sedici riquadri circondati da cornici con foglie d’acanto e motivi a candelabra. I riquadri angolari hanno forma romboidale e contengono una composizione vegetale con foglie d’acanto; gli otto riquadri angolari, di forma esagonale, hanno composizioni con foglie d’acanto e coppie di faretre con frecce; i rettangoli centrali contengono un braciere acceso tra una coppia di cigni e decori vegetali e floreali. Al centro della volta si trova il rosone ottagonale delimitato da una cornice a meandro con elemento floreale simile a quella del cornicione; lo spazio interno è occupato da un motivo vegetale con fiori e foglie d’acanto che circonda una cornice a kyma lesbio continua, a sua volta delimitante il motivo centrale a fiore stilizzato.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 41.

Sala ovale

1829

La Sala ovale (Sala 8) è stata realizzata da Vantini nel 1829. La parete curvilinea è rivestita con uno stucco levigato e marmorizzato sui toni del giallo e la parte inferiore è separata dal resto della superficie mediante uno stretto cornicione. Le due porte, poste alle estremità dell’asse principale, sono sottolineate da quadrature in legno bianco e dorato, con mensole e architrave decorato con motivi classici. La purezza delle forme architettoniche è ribadita dalle quattro nicchie semicircolari incastonate nelle pareti e nella consolle con gambe leonine ed elaborata specchiera con meandri dorati che domina la parete prospiciente la finestra. Il cornicione è dipinto con un motivo a monocromo composto da modanature lisce e a rilievo con Kyma di varia tipologia. Il motivo a grifoni, candelabre, girali d’acanto e cetre a monocromo, che percorre il perimetro della calotta della volta, è opera di Giovan Battista Dragoni.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 41.

Sala ionica

La Sala ionica (Sala 9) deve il suo nome alle lesene in succo con capitello ionico e collarino decorato a palmette e fiori, che scandiscono le parete della sala a pianta quasi quadrata, suddividendo ciascun lato in tre settori. La parete confinante con le sale 11 e 12 accoglie il grande camino con specchiera, ornati con applicazioni e decori a rilievo dorati. Le lesene sostengono un cornicione appena aggettato con un fregio dipinto a monocromo costituito da composizioni di foglie e girali. Le soprapporte sono decorate con coppie di cetre con nastri in legno dorato e cornici lignee dorate e intagliate che contengono le tele a lunetta, dipinte da Giacomo Trecourt con scene relative all’educazione infantile (I primi passi; La prima lettura; La madre coi figli; La prima lezione di musica). Il soffitto presenta un  riquadro centrale a lacunari, circondato da una fascia con motivi a candelabra composti da foglie d’acanto e quattro medaglioni raffiguranti teste maschili di profilo (tra i quali quelli di Galileo e Raffaello). La decorazione pittorica si deve a Dragoni, fatta eccezione per le quattro teste, eseguite da Luigi Basiletti.

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Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 41.

Gabinetto a sera

Il Gabinetto a sera (Sala 10) conclude la prima enfilade dell’appartamento dell’ala occidentale. È un piccolo ambiente con volta a botte, illuminato dalle due finestre a lunette poste nella parte superiore delle pareti minori, che ospitano anche due porte con specchiera decorazioni intagliate e in parte dorate. Motivi decorativi similari si ritrovano anche nella nicchia aperta nella parete principale, in origine destinata ad accogliere una scultura. La volta è dipinta con un motivo a losanghe di due dimensioni, contenenti un rosone e decori fitomorfi a monocromo; lo spazio che separa le varie losanghe è invece dipinto con una fascia a fiori e volute su tonalità brune.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 41.

Gabinetto ottagonale

Dalla Sala Ionica si passa all’enfilade di sale che corre parallela alla prima, rivolta verso il cortile interno. Il vano collegato alla Sala Ionica è un Gabinetto ottagonale (Sala 11) coperto da una volta ad ombrello; alla base di ciascuna vela è posta una finestra a lunetta che garantisce l’illuminazione naturale dall’alto, mentre il resto della superficie è dipinta con pennellate bianche su fondo azzurro. Il perimetro triangolare di ciascuno spicchio è sottolineato da una cornice con fiori entro nastri, tra due fasce di foglie. All’interno delle vele, motivi a candelabra con medaglione ottagonale contenente un putto alato o una figura all’antica. Le pareti sono stuccate in azzurro e ciascun lato contiene alternativamente una porta o una specchiera.

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Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 41.

Sala dorica

Lo spazio della Sala dorica, fino al 1892 usata come galleria delle incisioni e in seguito come sala dei paesaggi del Renica (Sala 12), è suddiviso in tre parti attraverso coppie di colonne doriche con architrave: alle due estremità vi sono due ambienti piccoli e bassi, con nicchie alle pareti e soffitto piano dipinto a monocromo con tre riquadri contenenti decori fitomorfi a finto rilievo; la parte centrale, di maggiori dimensioni, è coperta da un’alta volte a botte con lucernario centrale. Il cornicione è dipinto con un fregio con foglie d’acanto, festoni e cartigli contenenti i nomi dei principali incisori. La volta è dipinta con un motivo a lacunari, mentre nei lunettoni della volta sono raffigurate una coppia di putti che sostengono un ritratto maschile, raffigurante probabilmente Giovanni Renica, e una coppia di putti con compasso, pennelli e tavolozza di fronte a una lapide con l’iscrizione “GIOVANNI RENICA DONÒ AL PATRIO ATEN[EO] L’OPERA DI SUA VITA QUI DISPOSTA A CIVICO DECORO MDCCCLXXXVIII”. Le pareti sono invece coperte dalle teche progettate per l’esposizione delle incisioni, poi trasferite presso la Pinacoteca Tosio Martinengo.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 41.

Cappella

L’accesso alla Cappella (Sala 13) può avvenire dalla sala dei Chiaroscuri, dalla sala Renica o dal corridoio che collega l’appartamento con la sala Bruciata. Lo spazio è suddiviso in due zone, in modo da formare una piccola navata e un presbiterio, coperto da una cupola emisferica vetrata. Alle pareti maggiori della navata sono addossate quattro semicolonne con capitelli corinzi che sostengono la trabeazione su cui si imposta il fregio dipinto e la volta a copertura piatta. La porta che immette nella sala dei Chiaroscuri è inserita all’interno di un’arcata con mensola che sottolinea la chiave di volta; la soprapporta a lunetta è dipinta con un brucia essenze, fiori e foglie.  Le altre due porte architravate sono sormontate da un riquadro a monocromo, con medaglione centrale contenente un cigno o un’aquila, e composizioni di foglie e fiori. Il fregio è formato da motivi a foglia e a fiore simili a quelli presenti nelle altre decorazioni della navata ed è accompagnato da modanature a kyma lesbio continuo e a kyma di foglie. La volta presenta una fascia perimetrale a lacunari e un riquadro centrale rettangolare con cornice a meandro, foglie d’acanto e rosone. Il presbiterio, separato dalla navata attraverso un arcone, accoglie l’altare disegnato da Vantini e realizzato da Giuseppe Franceschetti; sulla mensa si trova la statua del Redentore fanciullo e docente, eseguita in marmo di Carrara da Pompeo Marchesi (1833). I vani laterali del presbiterio sono privi di decorazioni; nel vano sinistro si trova il pregadio in legno bianco con profilature brune. La cupola del vano centrale presenta una fascia a lacunari, con rosoni a monocromo su fondo oro; la modanatura di base è invece lavorata a stucco, con un motivo continua a foglie d’acanto, girali, palmette e fiori. I quattro pennacchi riprendono il motivo della decorazione bianca su fondo oro.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 42.

Corridoio

Il Corridoio (Sala 14) che collega la Sala bruciata con la Cappella ha una copertura a botte e riproduce illusionisticamente un pergolato aperto su un cielo azzurro, ormai di gusto romantico. Le pareti sono scandite da sottili colonnine impostate su uno zoccolo in finto marmo, che sostengono la trabeazione dipinta con un motivo mistilineo che incornicia fiori. Dietro le basi della colonnina si sviluppa un motivo decorativo a foglie d’acanto e fiori, che si ripete anche alla base della volta. La parte superiore è arricchita con una fascia a onda con fiori e da festoni di foglie e perline. Lo stacco tra parete e volta è sottolineato dalla cornice in stucco dorato con modanatura a kyma ionico. La volta è attraversata da sottili frasche di foglie che creano un intreccio a rombi, contenti fiori con foglie.

Prima Sala

La Prima Sala dell’appartamento dell’ala orientale (Sala 15) si caratterizza per il soffitto dipinto da Luigi Basiletti con tondi al centro dei quattro lati raffiguranti allegorie delle Arti su fondo a finto mosaico dorato (Pittura, Archeologia, Scultura, Architettura. I quattro tondi sono delimitati da una cornice spessa e liscia inserita all’interno di un riquadro che segue la forma reale dell’architettura, decorato con racemi vegetali in finto stucco. La copertura piatta della volta a schifo ha palmette angolari in oro su fondo verde chiaro; il centro, delimitato da una cornice ottagonale con motivi decorativi vegetali e policromi, ha un rosone a palmette e girali di matrice neoclassica. Lo zoccolo più scuro delle pareti è separato dal resto della superficie mediante un fregio continuo a meandro.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 42.

Seconda Sala

La Seconda Sala (Sala 16) è la più ampia tra quelle dell’appartamento dell’ala orientale. Il fregio che delimita superiormente lo zoccolo delle pareti è composto da un motivo a onda continua con l’inserimento di foglie d’acanto. Il soffitto, una volta a botte con testate a padiglione, presenta una fascia perimetrale con festoni di foglie e fiori, medaglie rosse con decoro floreale in oro e inserti con motivi fitomorfi in oro su fondo bruno; al centro di ciascun lato è presente un piccolo medaglione circolare con testa femminile. Lo spazio tra la fascia perimetrale e la zona centrale è suddivisa in riquadri con cornici geometriche a intreccio e inserti con composizioni di foglie e fiori in bronzo su fondi di varie tinte pastello. Una modanatura a baccellature dà la sensazione di una maggior profondità spaziale e allontana otticamente il rettangolo centrale con tre oculi aperti sul cielo; un festone di quercia corre intorno agli oculi, a loro volta incorniciati da un finto stucco con foglie d’acanto (aperture laterali) e da metope con rosellina in bronzo (centrale).

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 42.

Terza Sala

La Terza Sala (Sala 17) ha la volta a calotta emisferica affrescata con lacunari in prospettiva a sfondo turchese. La calotta si imposta su quattro finti arconi che si aprono sul cielo. Lo spazio tra l’arcone e la trabeazione delle pareti è occupato da fruttiere, anfore, ghirlande, candelabre e uccelli dipinti da Giuseppe Manfredini, fatta eccezione per la parete rivolta verso il cortile, che accoglie una porta-finestra che occupa anche lo spazio della lunetta. La base delle pareti è dipinta in azzurro, mentre la parte superiore, separata da un cornicione a tromp l’eoil, è in beige-rosato.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 42.

Gabinetto a mattina

L’enfilade di sale dell’appartamento orientale termina in un piccolo Gabinetto a mattina (Sala 18) che immette in un andito e nella galleria coperta che passa dietro la terrazza e permette di accedere all’ala occidentale. La volta di questo spazio è decorata con minute decorazioni policrome di ispirazione vegetale, con grappoli d’uva e spighe di grano, mentre i pennacchi sono dipinti con aquile entro corone d’alloro, in oro su fondo grigio-verde. Lo stesso accostamento cromatico si trova nel fregio a palmette alla base delle lunette.

 

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 42.

Andito

Il piccolo Andito (sala 19) collegato al gabinetto a mattina è coperto da una volta a botte con volta a monocromo, dipinta con rose e foglie a croce entro cornici circolari sovrapposte e intervallate da roselline dipinte in bronzo.

Bibliografia

Stefania Cretella, Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere ed Arti, già palazzo Tosio, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, p. 42.

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