Palazzo Martinengo Cesaresco, ora sede dell’Università cattolica e del Collegio Arici – Brescia

Palazzo Martinengo Cesaresco, ora sede dell’Università cattolica e del Collegio Arici – Brescia

La struttura dell’edificio attuale è frutto di numerose fasi costruttive iniziate nel 1557 con la ristrutturazione di un precedente edificio, sempre di proprietà della famiglia Martinengo. I lavori cinquecenteschi, ultimati verso il 1570, furono affidati a Ludovico Beretta e interessarono il corpo di fabbrica affacciato su via Trieste, con l’atrio d’ingresso e il salone al piano nobile. Quest’ultimo occupa la metà rivolta a mattina dell’ala principale ed è coperto da un soffitto ligneo con travi sostenute da modiglioni scolpiti. La facciata cinquecentesca si sviluppa in lunghezza ed è chiusa da un cornicione con doccioni a forma di teste di leone. La facciata, sulla quale si aprono finestre con cornici a bugnato nel primo livello e finestre con timpani alternativamente triangolari e ad arco ribassato nel livello superiore, ha una superficie liscia continua ed è attaversata da un semplice marcapiano che separa il piano terreno dal piano nobile. Il portale principale, non in asse con il centro del prospetto, è in marmo a grandi bugnati, alternati a panoplie d’armi e mascheroni scolpiti. Al centro dell’arco è inserito un grande scudo con coppia di sirene e corona, al centro del quale si inserisce l’aquila della famiglia Martinengo, mentre ai lati si trovano due sculture muliebri.

Il cortile interno è separato dalla corte minore, sulla quale si affacciavano le scuderie e i locali di servizio, da una lunga ala eretta intorno al 1680-1690, che oggi collega il prospetto principale con la palazzina costruita nel secondo dopoguerra sul lato nord del cortile, al posto del precedente edificio neoclassico progettato da Vincenzo Berenzi.

La parte antica dell’attuale palazzo si sviluppa quindi secondo una pianta a T, costituita dal corpo di fabbrica principale, affacciato su via Trieste, e dalla manica seicentesca che taglia in due il cortile. Quest’ultima, contiene quattro sale rivolte a mattina e quattro a sera, affrescate tra il 1797 e il 1799 da Giuseppe Manfredini e Giuseppe Teosa. Le altre strutture che chiudono il palazzo e gli conferiscono una planimetria rettangolare, sono state edificate in tempi successivi e non presentano significativi apparati decorativi.

Stefania Cretella

 
Bibliografia:

Gian Enrico Manzoni, Palazzo Martinengo Cesaresco dell’Aquilone, senza editore, s.d.; Fausto Lechi, Le dimore bresciane in cinque secoli di storia, Vol. 3: Il Cinquecento nella città, Edizioni di Storia Bresciana, 1974, pp. 82-97; Valeria Bernacchio, Antonio Rapaggi, Palazzo Martinengo Cesaresco, in Itinerario di Brescia neoclassica, 1797-1859, catalogo della mostra “Il mito del decoro privato, architettura neoclassica a Brescia, 1797-1859”, a cura di Francesco Amendolagine, Centro Di, Firenze 1979, pp. 172-173; Marco Tanzi, Problemi di neoclassicismo bresciano: Giuseppe Teosa tra committenza religiosa e privata, in “Itinerari”, n. 3, 1984, pp. 87-104, in part. pp. 94-96; Marco Tanzi, Aspetti della pittura neoclassica in Lombardia tra Rivoluzione e Restaurazione: Giuseppe Manfredini (1789-1815), in “Ricerche di storia dell’arte”, n. 26, 1985, pp. 74-93, in part. pp. 83-84, 89-91; Il Palazzo Martinengo Cesaresco dell’Aquilone, Editrice La Scuola, Brescia 2003; Bernardo Falconi, Brescia. L’estro della decorazione neoclassica e romantica (1780-1862), in Fernando Mazzocca (a cura di), Ottocento lombardo. Arti e decorazione, Skira, Milano 2006, pp. 186-187, 189-191; Cristiano Guarneri, Palazzo Martinengo Cesaresco all’Aquilone, in Filippo Piazza, Enrico Valseriati, Irene Giustina, Elisa Sala (a cura di ), Palazzi bresciani del secondo Cinquecento. Una nuova schedatura critica, in “Annali di Storia Bresciana”, 4, 2016, pp. 282-283;

Stefania Cretella, Università Cattolica del Sacro Cuore, Istituto Arici, già palazzo Martinengo Cesaresco, in Stefania Cretella (a cura di), Miti e altre storie. La grande decorazione a Brescia. 1680-1830, Grafo, Brescia 2020, pp. 305-309.


 
Indirizzo: via Trieste, 17, Brescia
 
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